Sicuramente i componenti della P F M non avranno dimenticato l'8 gennaio 1976, giorno in cuial Palazzo
dello Sport di Roma si tenne un concerto per sostenere "la resistenza
Palestinese", con la presenza di Di Cioccio e soci.
Nobile gesto, ma la band - in
procinto di effettuare un grande tour nel Nord America con artisti del calibro
di Peter Frampton, Santana, Chicago -, si vide "revocato" il
contratto, perché molti manager americani di origine israeliana non videro di
buon occhio questo schierarsi a favore dell'OLP Palestinese.
In parole povere furono banditi dai
circuiti rock americani e persero, forse, l'occasione di diventare in quel
momento delle rock star a livello mondiale!
Chapeau alla Premiata per la loro coerenza!
Proprio in quel periodo (1975-1976), la PFM ebbe alcuni
problemi di censura e distribuzione negli Stati Uniti a causa della copertina
di Chocolate Kings (che raffigurava una bandiera americana stropicciata
che avvolgeva un cioccolatino a forma di lingua) e delle loro posizioni
critiche verso la politica estera statunitense. Questo conferma che il loro
impegno non era solo locale, ma faceva parte di una visione del mondo piuttosto
definita.
Ci sono momenti dell’anno in cui si sente il bisogno di
fermarsi, guardare indietro e capire cosa portare con sé nel tempo che arriva.
Per me, questo passaggio non è mai solo un esercizio di bilanci: è un modo per
riconnettermi alle persone e alle storie che hanno attraversato il mio cammino.
E tra queste, da tanti anni, c’è Bernardo Lanzetti.
Ho avuto il privilegio di conoscerlo da vicino, di
collaborare con lui, di custodire e ordinare parte del suo archivio come si fa con
qualcosa di vivo, che respira e continua a trasformarsi. Le parole che seguono
non nascono quindi da un sentito dire, ma da un percorso condiviso, da conversazioni,
da registrazioni ascoltate mille volte, da appunti, fotografie, bozze, idee. E
da quella voce che, ogni volta, sorprende come la prima.
È per questo che, nel chiudere un anno e aprirne un altro,
sento che parlare di lui non è solo un omaggio: è un modo per ricordare che la
creatività non conosce stagioni, e che esistono voci capaci di attraversare il
tempo senza esserne travolte.
Ci sono interpreti che seguono il tempo, altri che lo
inseguono, e poi c’è chi, come Bernardo Lanzetti, sembra vivere in un punto di
intersezione dove passato e futuro si scambiano continuamente di posto. La sua
voce - quel timbro inconfondibile, elastico, capace di passare dal graffio al
cristallo - non è mai stata solo uno strumento. È un laboratorio. Un luogo di
ricerca. Una lente attraverso cui osservare l’evoluzione del rock progressivo
italiano e, allo stesso tempo, la metamorfosi di un interprete che non ha mai
smesso di reinventarsi.
Lanzetti non ha mai trattato la voce come un semplice mezzo
espressivo. Per lui è un organismo in continua mutazione, un territorio da
esplorare con la stessa curiosità con cui un pittore studia la luce o un
artigiano ascolta il suono del legno. Negli anni Settanta, quando il prog
italiano cercava una sua identità, Bernardo portava già un’idea diversa: la
voce non doveva solo “cantare”, ma costruire mondi.
Il suo vibrato, le sue inflessioni anglosassoni, la capacità
di piegare la melodia come fosse un metallo incandescente: tutto questo non era
un vezzo stilistico, ma una dichiarazione d’intenti. Era la prova che il rock
progressivo poteva essere internazionale senza perdere radici, e che la
vocalità poteva diventare un linguaggio autonomo, non subordinato alla
struttura del brano.
Molti ricordano Lanzetti per le sue stagioni storiche – Acqua
Fragile, PFM, i progetti solisti – ma ciò che colpisce davvero è la sua continuità
evolutiva. Mentre altri artisti si adagiano sulla nostalgia, Bernardo ha sempre
preferito la sfida. Ha sperimentato con l’elettronica, con la spoken voice, con
la performance teatrale, con la manipolazione timbrica. Ha trasformato la
maturità in un vantaggio creativo, non in un limite.
Ogni suo progetto recente – dai lavori più sperimentali alle
collaborazioni trasversali – porta con sé un’idea precisa: la musica non è un
archivio, è un organismo vivo. E lui continua a dialogarci come un ricercatore
che non ha mai smesso di fare domande.
C’è un aspetto che spesso passa sottotraccia: Lanzetti è
diventato, negli anni, un punto di riferimento per una nuova generazione di
musicisti che vede in lui non solo un maestro, ma un esempio di libertà
artistica. Non è raro incontrare giovani cantanti che studiano il suo
fraseggio, o chitarristi che citano i suoi lavori come fonte di ispirazione.
La sua presenza nei festival, nei progetti collettivi, nelle
collaborazioni con artisti emergenti dimostra una cosa semplice ma rara:
Bernardo non è un monumento, è un compagno di viaggio. Uno che non si mette su
un piedistallo, ma che continua a camminare accanto alla musica, con la stessa
curiosità di sempre.
In un’epoca in cui la musica sembra consumarsi alla velocità
di un feed, Lanzetti rappresenta un’altra possibilità: quella di un’arte che
cresce, che si approfondisce, che non teme il tempo ma lo attraversa.
Raccontarlo oggi significa ricordare che la creatività non è un lampo isolato,
ma un percorso. E che la voce – la sua voce – continua a essere una delle più
riconoscibili, coraggiose e visionarie del panorama italiano.
Bernardo Lanzetti non è solo un capitolo della storia del
prog. È una storia che continua a scriversi, ogni giorno, con la stessa
intensità di sempre.
La copertina di Ciao 2001 del 5 aprile 1976
presenta, tra i protagonisti, una fotografia della Premiata Forneria Marconi
(PFM), gruppo cardine del progressive rock italiano.
L'immagine mostra i cinque membri in posa collettiva, con
espressioni sobrie e abbigliamento informale, in linea con l’estetica del
tempo.
La loro presenza in copertina, accanto a nomi internazionali
come Patti Smith, Genesis, Ray Charles e il duo Hancock & Corea, testimonia
il riconoscimento della PFM come realtà musicale di rilievo anche nel contesto
internazionale.
Il collage visivo e la scelta degli artisti riflettono
l’eclettismo della rivista, che documentava le tendenze musicali più influenti
del momento.
Cari amici del Prog,
noi dell’Associazione Musicale Charisma non vedevamo l’ora di annunciarvelo: il
21 dicembre 2025 torniamo sul palco del Teatro Perracchio di Ragusa
con Progressive Rock Legends!
E' un evento organizzato dagli Amici dell'Associazione Siciliainmusika.
Sarà un viaggio speciale tra PFM, Banco, Orme e Genesis… e con noi ci sarà
anche Bernardo Lanzetti, voce
storica della PFM e fondatore degli Acqua Fragile.
Chi ci segue da anni sa quanto cuore mettiamo in ogni nota: vi aspettiamo per
vivere insieme un’altra grande serata di musica.
Domenica 21 dicembre 2025 – ore 18:00
Teatro Perracchio, Ragusa
Biglietto: 20 euro
Info & Prenotazioni: 333 3078301 – 339 7941035
La collaborazione tra Bernardo
Lanzetti, storica voce della Premiata Forneria Marconi e
degli Acqua Fragile, e The Rome Pro(G)ject di Vincenzo Ricca
rappresenta uno degli incontri più significativi del progressive rock
contemporaneo. Da un lato, una delle voci più riconoscibili e potenti del prog
italiano; dall’altro, un ambizioso concept dedicato alla storia di Roma Antica,
costruito attraverso sei album e arricchito da ospiti di fama internazionale
come Steve Hackett, Tony Levin, David Jackson e Richard
Sinclair.
Il sodalizio nasce nel 2014, nel backstage di un concerto di
Steve Hackett a Cortona. Ricca, già fan di Lanzetti, intravede subito la
possibilità di coinvolgerlo nel suo progetto. L’occasione si concretizza nel
2019, quando Lanzetti accetta di interpretare il brano Beaten Paths,
pubblicato nel 2020 all’interno del quarto capitolo dell’opera (IV – Beaten
Paths Different Ways). È un momento storico: per la prima volta, un disco
di The Rome Pro(G)ject , fino ad allora esclusivamente strumentale, include
una voce.
Il testo, scritto a quattro mani da Ricca e Lanzetti, dà voce
a un imperatore romano che riflette sulla propria grandezza e sul destino. La
collaborazione si estende anche al videoclip, co-prodotto dai due artisti, con
Lanzetti protagonista assoluto.
Una voce che plasma la narrazione
La disponibilità di Lanzetti non si limita a un cameo. Nel
quinto album (Compendium of a Lifetime), la sua interpretazione nella
title track diventa un punto di equilibrio tra la grandiosità del prog
sinfonico e la componente vocale. La critica ha sottolineato la sua voce “calda
ed espressiva”, capace di dialogare con sezioni strumentali complesse e di
conferire al brano un impatto emotivo centrale.
Questa continuità si rafforza nel sesto e conclusivo
capitolo, VI – … And Thus The End, in uscita a dicembre 2025. Nel brano We
Wandered, Lanzetti è ancora protagonista, consacrando la sua presenza come
parte integrante della “saga” di The Rome Pro(G)ject.
Legacy e significato
La collaborazione tra Lanzetti e Ricca non è solo un episodio
musicale, ma un vero ponte generazionale. La voce storica del prog italiano si
intreccia con un progetto visionario che ha saputo coinvolgere grandi nomi
internazionali, portando il progressive verso nuove vette compositive.
La partecipazione di Lanzetti aggiunge peso artistico e
narrativo, trasformando The Rome Pro(G)ject da opera prevalentemente
strumentale a esperienza più completa e teatrale. È la dimostrazione di come il
prog, pur radicato nella tradizione, continui a reinventarsi attraverso
incontri inattesi e collaborazioni di grande valore.
51 anni fa usciva "Mass
Media Stars" del gruppo Acqua
Fragile.
La Ricordi ne stampò solo 600 copie e non fu mai trasmesso
alla RAI.
Il famoso produttore Seymour Stein (RIP 2023) - Pretenders,
Ramones e poi Madonna - chiese alla Ricordi la possibilità di distribuire
l'album in USA ma la casa discografica italiana, malgrado Mr. Stein fosse
venuto in Italia per assistere a un concerto della band, non diede riscontro
alla sua richiesta. Ciò non ha impedito a "Mass Media Stars" di
entrare nella storia, non solo per il titolo profetico, ma anche perché la sua
traccia di apertura è entrata nel brano di un famoso artista Hip-Hop afroamericano.
Ci ha lasciato Vanni
Comotti, batterista vulcanico e unico nelle sue passioni.
Collezionista di batterie, credo più di 40 kit, di strumentazioni vintage era
anche in grado di cantare armonizzando in coro, e conosceva a memoria tutte le
parole delle canzoni italiane che accompagnava. Ciò si dimostrava assai utile
quando il cantante solista, dimenticando o sbagliando la parte, rischiava di
trascinare il resto della band a un punto non corretto del brano.
Generoso e pieno di energia, ha lottato diversi anni contro
la malattia che lo aveva colpito arrivando a esibirsi fino a poche settimane
fa. Con lui finisce il gruppo "EXTRA", da lui fondato, che ha
visto numerosi musicisti, anche famosi, avvicendarsi in un repertorio assai
vario e completo di musiche anni '60 e '70.
Ciao Vanni! Grazie per tutta la musica e le risate.