martedì 14 aprile 2020

Appello di Bernardo Lanzetti: la Musica dal 2020


La Musica dal 2020

Appello di Bernardo Lanzetti

Oggi, pur essendo la musica scritta e quella registrata sempre fruibile e importante, sia a livello culturale che emozionale, occorre prendere atto che quella dal vivo, live, en vivo, cioè quella che permette un coinvolgimento ben più intenso e articolato tra esecutore/artista e pubblico, per un tempo ancora non definibile non potrà avere una fruizione come quella precedente ai momenti drammatici legati alla pandemia di Covit-19, che attualmente mette in crisi il mondo intero.

Con il maggior tempo a disposizione e l’inattività forzata, mi piacerebbe che i musicisti e, auspico, anche i musicofili, arrivassero a pensare e magari rivedere alcuni degli aspetti più nobili ma anche più terra-terra della Musica in senso generale.

In questo momento, proprio quando l’Italia può contare su un numero così elevato di musicisti preparati e motivati, quando gli strumenti per produrre musica e comunicazione sono alla portata di tutti, ecco che il panorama musicale ufficiale, quello così celebrato dai media nazionali e da innocenti masse di fan, è quasi esclusivamente da... discarica.

D’altronde, da più di 30 anni, perlomeno nella civiltà occidentale, non si afferma un genere con autori e interpreti in grado di competere, per originalità, naturalezza e maestria, con i grandi del passato e, a mio avviso, neppure con molte delle sue figure di secondo piano.

Vorrei fare un appello così che, senza discriminazioni, si arrivi a creare una linea pur morbida che comunque separi la musica di intrattenimento e cosiddetta di consumo da quella più tesa a perpetuare l’arte. Per capirci, fare il DJ piuttosto che il musicista dal vivo, suonare ai matrimoni o sperimentare con la musica, avere l’appalto per le sigle musicali delle emittenti radio-televisive piuttosto che l’importantissimo insegnare musica ai vari livelli, non possono essere considerate attività paritarie.

Non so quando vedremo le regole dell’Agenzia delle Entrate, della SIAE e i meccanismi della RAI, Radio e Televisione Italiana, diversificarsi così che, pur proseguendo a blandire gli uni, non continuino a bloccare o umiliare gli altri.

Poiché nella mia vita e attività artistica mai ho voluto contare sulle istituzioni e sullo Stato, se non nelle battaglie per vedere riconosciuti i miei diritti nelle aule dei Tribunali, auspico che i colleghi artisti dedichino un minimo del loro tempo, con impegno, coraggio e fantasia per rifondare la musica, quella  per gli animi nobili, intesa come organizzazione di suoni e di silenzi, geometria delle vibrazioni, racconto delle società e della storia già dall’interno, senza aspettare ordini dall’alto o ricompense in denaro o notorietà.
Ringrazio chi già lo sta facendo e chi si illuminerà per riportare la Musica a livello di Arte.

Per coloro cui questo scritto possa risultare di non facile comprensione, ecco alcuni spunti per intendere ed agire:

-Approccio a sistemi musicali non convenzionali e vorrei qui citare due maestri con cui ho avuto la fortuna di lavorare. Nell’ambito della cosiddetta Classica Contemporanea, Maurizio Pisati, attivo da anni, e che dire di Franco Mussida che ha inventato un sistema tutto suo? Non sempre solo ripetere “le note sono solo sette!”

-Sperimentare formazioni diverse, eliminando o aggiungendo uno o più strumenti.

Nel Flamenco, ad esempio, non c’è il basso. Insistendo con chitarra, basso, batteria e tastiere, pur cantando in italiano, si finisce spessissimo per fare solo musica “americana”.

-Massimo e costante rispetto per gli artisti e la musica del passato. Per quanto ci si possa sentire dei geni, molto spesso qualcuno che non conosci ha già avuto la tua idea.

-Massima limitazione del leggio, pieghevole, video o smart phone, sul palco. Pur con tante, tantissime eccezioni, se non sai parole e musica a memoria, stai a casa a memorizzare il tutto. Si sappia che se l’interprete sul palco guarda il leggio, il pubblico non guarderà l’artista ma il leggio stesso…

-Onestà intellettuale. Sincerità verso sé stessi e verso il pubblico.

Chi è stonato ma vuole insistere a cantare è pregato di prendere lezioni. In tutto si può migliorare!

-Esplorazione e studio per lo sfruttamento della propria musica in rete, bypassando le piattaforme che per ogni euro incassato versano, ad esempio, 2 miseri centesimi all’artista.

-Studio di proposte mirate a chiedere di cambiare alcune regole sulla raccolta dei diritti d’autore ovvero permettere che la musica dal vivo sia più vantaggiosa per gli organizzatori di eventi e per i musicisti ma meno onerosa per il pubblico. Anche i conflitti di interesse devono essere individuati e combattuti.

-Per quanto riguarda i testi cantati, c’è da rifondare la Lingua Italiana, ma qui speriamo si apra un nuovo capitolo con l’intervento di poeti e letterati.

Attenzione! La musica come hobby o passatempo può e deve rimanere e, certo, il “suonare” come lavoro non si rifiuta mai, tuttavia auspico che i musicisti dotati e intelligenti possano dedicare, ripeto, almeno una minima parte del loro tempo, genio ed energia a creare un universo musicale di maggior spessore artistico.

Grazie,

Bernardo Lanzetti





3 commenti:

  1. in buona parte sono d'accordo con Bernardo Lanzetti

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  2. Caro Bernardo, tutte osservazioni utili, chiare e pertinenti. Il problema è quello di sensibilizzare il grande pubblico e le realtà e istituzioni educative. Inoltrerò questo e l’intervento successivo a qualche amico che si sta impegnando per la tua stessa causa. Sempre così, con coraggio è vera passione!

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  3. Sacrosante osservazioni Bernardo, l'educazione musicale fin da bambini, è sempre stata relegata ai margini dell'insegnamento. Aggiungiamo il fatto che la scena sonora è invasa da molti prodotti musicali a basso livello artistico prodotti come in una catena di montaggio. I locali ospitano sempre più cover band piuttosto che band con musica originale. Speriamo che il tuo appello venga ascoltato. Sei sempre fonte di ispirazione. Grazie

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