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domenica 5 aprile 2026

Acqua Fragile, un ritorno di luce nella mappa del prog

 

Quando una rivista come Rock decide di mettere ordine nella galassia del progressive e di elencare i 300 dischi più importanti del genere, il risultato non è mai soltanto una classifica. È una cartografia emotiva, un modo per capire come certe opere continuino a irradiare significato a distanza di decenni. In cima, prevedibilmente, In the Court of the Crimson King: l’archetipo, la matrice, il punto da cui tutto si è allargato. Ma è scorrendo verso il cuore della lista che si incontrano le sorprese più rivelatrici.

Fra queste, al numero 204, compare Acqua Fragile (1973), il debutto dell’ensemble emiliano guidato da Bernardo Lanzetti, Franz Dondi e Piero Canavera, con l'aggiunta di Maurizio Mori e Gino Campanini.

Una posizione che, letta oggi, ha il sapore di un riconoscimento tardivo ma limpido. Lo stesso Lanzetti, con la sua ironia affilata, ha commentato: «La rivista ROCK ha elencato i 300 dischi più importanti del PROG. “In The Court Of The Crimson King” è al N°1 mentre Acqua Fragile (1973) è al 204!». Una constatazione che non è un lamento, ma un sorriso, quello di chi sa che quel disco, all’epoca quasi un oggetto anomalo, ha trovato finalmente il suo posto nella memoria collettiva. Semmai ci sarebbe da riflettere su alcune "nullità menzionate"!

Perché Acqua Fragile resta un unicum. Uno dei pochi album prog italiani interamente cantati in inglese, con un’impronta internazionale che non imitava, ma dialogava. Le influenze di Genesis, Yes e Gentle Giant non erano travestimenti, bensì materiali di lavoro: armonizzazioni west-coast, cambi di tempo calibrati, un gusto melodico che non sacrificava mai la complessità. Morning Comes, Comic Strips, la suite immaginifica Science Fiction Suite: brani che rivelano una scrittura già matura, sostenuta da una produzione - Claudio Fabi e la PFM - capace di valorizzare intrecci vocali e dettagli strumentali.

Riascoltato oggi, il disco mostra una freschezza che sorprende. Non ha la monumentalità di certi colossi britannici, né l’oscurità barocca di alcune opere italiane coeve. È un lavoro di equilibrio, di trasparenza, di ricerca timbrica. Un album che non pretende di essere epico, e proprio per questo lo diventa: perché non forza la mano, non rincorre il gigantismo, non si nasconde dietro la complessità. È un disco che respira.


La sua presenza nella classifica di Rock non è un premio alla nostalgia, ma un riconoscimento alla coerenza. In un panorama dove molti gruppi hanno cercato di piegare il prog verso il virtuosismo o verso la teatralità, Acqua Fragile ha scelto la via più difficile: quella della misura. E oggi quella scelta appare sorprendentemente moderna.

Il numero 204, in fondo, non è un gradino. È un punto sulla mappa. Un luogo in cui tornare per capire come il prog italiano abbia saputo essere internazionale senza perdere identità, e come un gruppo emiliano, nel 1973, abbia inciso un disco che continua a parlare con una voce propria.

E forse è proprio questo che Lanzetti, con la sua frase, lascia intendere: non serve essere primi per restare. Serve essere necessari. E Acqua Fragile lo è ancora.









giovedì 9 aprile 2020

Acqua Fragile, live in Veruno, 8 settembre 2019: il video di "Bar Gazing"


Nei giorni scorsi è stato pubblicato il video di “Education Story”, brano performato dall’Acqua Fragile in quel di Veruno (PROG FESTIVAL 2DAYS+1):




Un altro brano legato a quell’8 settembre 2019 è “Bar Gazing”, disponibile ora per il pubblico e inserito nel DVD ufficiale di cui si può apprendere nel sito di riferimento del festival: http://www.ver1musica.it/

Buona visione…

lunedì 6 aprile 2020

Acqua Fragile, live in Veruno, 8 settembre 2019: il video di "Education Story"


Nei primi giorni di settembre del 2019, come accade ormai da molti anni, in quel di Veruno (NO) andava in scena uno dei Festival Prog più importanti a livello mondiale, il PROG FESTIVAL 2DAYS+1.

Cliccando sul link a seguire si possono avere notizie relative alla terza serata, quella conclusiva, a cui hanno partecipato, in buona compagnia, gli Acqua Fragile:


Come d’abitudine la perfetta organizzazione dell’evento non termina con la tre giorni, ma esiste una sorta di continuità che fa sì che ad una settimana dalla fine della manifestazione, tutti - pubblico fedele e gestori - ricomincino a parlare del futuro, ovvero del settembre che seguirà, con i tanti musicisti, divisi equamente tra italiani e stranieri… e che gruppi!
Una delle attività che regala testimonianze storiche e indelebili e la messa a disposizione delle riprese, attraverso DVD di cui si può fruire secondo le modalità proposte nel sito di riferimento: http://www.ver1musica.it/

Per chi non fosse stato presente e sia curioso di saperne di più sulla performance di Bernardo Lanzetti and friends, ecco a seguire un brano tratto dalla registrazione ufficiale, “Education Story”, tratto dal primo album omonimo del 1973.

Altre chicche arriveranno, un po' alla volta… e speriamo che in occasione del prossimo appuntamento l’emergenza sanitaria, pensando in termini realistici, sia almeno attenuata…

sabato 29 giugno 2019

Acqua Fragile, 8 settembre


Incominciamo da qui… un pò di suspence… che accadrà l’8 di settembre?

A BREVE MAGGIORI INDICAZIONI

giovedì 23 maggio 2019

Acqua Fragile, concerto del 3 maggio a Casalmaggiore: il commento di Andrea Pintelli



IL (TANTO ATTESO) RITORNO DELL’ACQUA FRAGILE
Di Andrea Pintelli

Il tempo porta e riporta, toglie e dà. Il tempo non è necessariamente dentro una clessidra fatta di paure che la sabbia possa finire, ma mischia le attese con i desideri, le armonie con le tante strade, il novello che sorride con l’anziano che racconta. Il tempo non è malinconia e nostalgia in una dimensione di futuro, dove si guarda lontano per continuare a respirare. Ma a volte quel tempo resta sospeso, fra due cardini che lo tengono in volo, fra due applausi mai primi e mai ultimi. La meraviglia è quando esso si lascia andare, cullato da chi non lo attende, ma ne fa tesoro. Il tempo è un elastico, che va teso al massimo, fino ad arrivare appena prima del punto di rottura, ossia il massimo della sfida. Quindi può capitare di ritrovarsi in una non ben definita epoca dove il tutto si china per raccogliere un fiore dai colori e profumi fusi e soffusi, dove si richiamano i crismi della rinascita senza essere mai stati interrotti, dentro un turbine che ti posa dove avresti sempre voluto essere: in un sogno ad occhi aperti. Uno di questi rarissimi momenti è accaduto venerdì 3 maggio al Teatro Comunale di Casalmaggiore (CR): Acqua Fragile in concerto. Durata dell’istante tanto atteso: due ore. 

Quando si annunciò l’uscita del nuovo disco nel 2017, lo stupore fu tanto, ripagato dalla sensazione di meraviglia dopo un ascolto fatto d’un fiato. Il “vedremo” che Franz Dondi (anima e motore di questa reunion) in fatto di esibizioni live, mi fece pensare. Ma poi sapendo della data zero, come prova al limite, fatta lo scorso dicembre al club “Il Giardino”, allora smisi di farlo, perché significava altri concerti. Da qui, la data uno, praticamente giocata in casa, vista la provenienza di alcuni dei nostri. Del gruppo originale lo stesso Dondi (al basso), Piero Canavera (batteria), Bernardo Lanzetti (infinita voce), in compagnia dei nuovi elementi Stefano Pantaleoni (chitarra), Michelangelo Ferilli (tastiere), Rossella Volta (seconda voce). 
Grande emozione in sala quando al calare delle luci, la band, un elemento dopo l’altro, è salita sul palco per condurci in un emozionante viaggio attraverso la storia che fu e la storia che si sta facendo.

La scaletta (legenda: Acqua Fragile del 1973 – AF / Mass Media Stars del 1974 – MMS / A New Chant appunto del 2017 – ANC) è iniziata con una roboante versione di “Cosmic mind affair” (MMS), dove fin da subito si è capito il livello della serata, con i musicisti tutti in palla e al massimo dell’eccitazione, seguita da “Education story”(AF), antesignana del discorso fatto anni dopo dai Pink Floyd in “The Wall”, come spiegata dallo stesso Bernardo, dove le tastiere hanno regalato momenti di alta musicalità, quindi “Bar gazing” (MMS) in cui le stupende voci di sono intrecciate per poi fondersi in un unico canto sublime, ben supportato da un tappeto sonoro di prim’ordine. In “Professor” (MMS) i nostri si sono esibiti in un brano tiratissimo, dove l’estensione rispetto alla versione originale ha trovato nuovi nidi d’idee, assolutamente mirabile prestazione. Indi è stata la volta di “Wear your car proudly” (ANC) in cui è parso chiaro e lampante la prosecuzione stilistica del gruppo, come detto nell’introduzione, senza interruzioni con un passato che non può e non deve essere chiamato e pensato come tale. Potenza al servizio del nostro amato Prog! “The drowing” (ANC) offre spunti per una dolce e sensibile prestazione delle ugole dei cantanti, principali e non, siccome anche Piero, come da sempre fa, canta oltre a suonare splendidamente la sua notevole batteria. A chiusura della prima parte del live act arriva un trittico in versione acustica con “How come” (ANC) – “Going out” (AF) – “Rain drops” (ANC) dove Bernardo imbraccia la chitarra acustica per offrire momenti di rara intensità emotiva e sonora. Dopo la pausa, si riprende con il primo brano del primo disco, quella meravigliosa “Morning comes” (AF) che fa alzare il livello di commozione fra i presenti, talmente è sentita, talmente è voluta. Il basso del grandissimo Franz deve essere arrivato lontano, viste le braccia issate al cielo, alla fine del pezzo, di suo figlio e suo nipote presenti fra il pubblico. Momento magico. Si riprende col manifesto sonoro dei nostri, una versione al cardiopalma di “Mass media stars” (MMS) che ha portato il pubblico in sala a spellarsi le mani alla fine dell’esecuzione. Degna di nota la prestazione del chitarrista, prodigo di assoli ben calibrati, mai sopra le righe, dosati nei volumi. Bernardo, poi, vero animale da palcoscenico, ci spiega la simpatica storia legata alla sua terra natia che è all’origine della composizione di “Three hands man” (AF), qui ripianificata e innalzata rispetto all’antico splendore che già aveva nel disco, in cui l’amalgama tecnica dei 6 musicisti ha toccato vette altissime. Come bis si parte con “A new chant” (ANC), giustamente posta in quasi chiusura di concerto, per colpire al cuore i presenti in teatro. Bernardo ha dei segreti dentro di lui, per avere una voce ancora così calda, multiespressiva, profonda (lui nell’intervista che seguirà dirà il contrario, ma segreti ne abbiamo tutti…). Certo, Rossella ha ben supportato il nostro, centrando una prestazione anch’essa da manuale. Non c’erano dubbi sulla qualità dei protagonisti, ma arrivare ad un tale risultato è ammirevole. “All rise” (ANC), nove minuti di potenza e idee mirabolanti, dove Bernardo introduce la band per i nostri giusti tributi, in cui fa volare il suo inseparabile foulard fino ai nostri palchi. “Coffee song” ci accompagna verso l’uscita di questo momento che rimarrà per sempre impresso nelle nostre menti, tatuato nei cuori di chi ha voluto fortissimamente esserci per non andarsene mai più (come il sottoscritto). 

Noi tutti attendiamo di nuovo l’Acqua Fragile, che sia in giro per l’Italia, ovunque, per un’altra ovazione come quella fatta il 3 di Maggio.


A fine concerto è stato possibile chiacchierare con Franz Dondi e Bernardo Lanzetti… l’intervista sarà pubblicata tra qualche giorno in questo spazio...

Video realizzato da Beppe Balugani...

mercoledì 19 aprile 2017

Acqua Fragile, di Riccardo Storti


Acqua Fragile
Posizionamento nell' universo musicale,
parallelismi con la classica e classica/contemporanea-osservazioni e commenti
di Riccardo Storti

Gli Acqua Fragile costituiscono sicuramente una tra le più stimolanti esperienze musicali che la popular music degli anni Settanta abbia saputo esprimere nel nostro Paese. L’elemento di fondo va individuato in una corrente assai ricca di contaminazioni tra generi, il progressive rock. Nato sul finire degli anni Sessanta in Inghilterra, il progressive rock, inizialmente, cercò di incorporare forme espressive - importate (anche) dalla tradizione colta europea – ben oltre i confini linguistici di propria appartenenza. All’epoca, questa temperie, non ancora definita e definibile in sede critica, assunse epiteti stravaganti ma – al tempo stesso – eloquenti (rock sinfonico, pop barocco, art rock, etc.) e divenne, a poco a poco, un punto di riferimento grazie alla produzione discografica di alcune fondamentali band (King Crimson, Genesis, Yes, Jethro Tull, Gentle Giant, E.L. & P.). In Italia fu, invece, con l’inizio degli anni Settanta, che il genere cominciò a mietere seguaci, sulla scia di ensemble dai nomi pittoreschi ma dalle idee molto chiare (Premiata Forneria Marconi, Banco del Mutuo Soccorso, Il Balletto di Bronzo, Il Rovescio della Medaglia, Museo Rosenbach). In questo nutrito novero è facile imbattersi anche negli Acqua Fragile. Date simili premesse, diventa quasi automatico - anzi, naturale – intuire che il progressive rock fosse foriero di composizioni complesse e articolate. Pur senza dimenticare la radice di quello spontaneismo insito nella pratica rock, il progressive si abitua ad organizzare le proprie intuizioni entro schemi formali ordinati. Il rispetto verso la grammatica musicale non viene vissuto in nome di un’aprioristica tradizione, ma semmai come un proficuo strumento volto a garantire ulteriore qualità a quanto si possa approssimare su uno spartito. O meglio, su una partitura. È proprio dalla partitura (ideale), in quanto specchio grafico delle singole voci, che bisogna partire per cogliere gli svariati elementi sostanziali nell’opus dell’Acqua Fragile. [1]
Sinfonismo rock: la rock band come l’orchestra. La grande utopia del progressive, da scorgere, soprattutto, nel gioco coloristico delle tastiere. Quelle di ieri (il pianoforte e il clavicembalo), quelle di oggi (il mellotron, i sintetizzatori Moog, Arp e VCS3 e l’organo Hammond). Inoltre, in studio, grazie alle sovraincisioni, si possono duplicare “voci”. E l’utopia sembra quasi farsi realtà. Ma non è solo una questione di colore. E la scrittura dove la mettiamo? Temi che, suonati dal “tutti” della band, hanno un sapore tipicamente orchestrale: in Morning Comes [AF] si scontrano – come accadeva in epoca classica nel primo tempo di una sinfonia – un motivo A drammatico (01’34”) ad un motivo B arioso (03’56”), quasi ad arginare il “racconto” cantato; l’ampia parte centrale in crescendo di Song from a picture [AF] è indicativa per il modo con cui la band somma colore a colore, lasciando emergere – a poco a poco – la “luce” vivida dell’intera composizione.  Uno stacco ancora più incisivo va rilevato in Cosmic Mind Affair [MMS]: si assiste ad un continuo (e complesso) affastellarsi di melodie, ben incastonate “a suite” secondo un perfetto meccanismo dinamico e ritmico. Una vera e propria “sinfonia” rock con un’esposizione, uno sviluppo e una ripresa (notare le differenti aperture strumentali a 01’07”, 01’46”, 04’14”, la coda con l’insistente frase di moog e la funzione “simbiotica” del coro). Altri intervalli di rilievo si possono notare durante il solo di chitarra di Bar Gazing [MMS; da 02’39”]. Alcune strutture richiamano lontanamente ad una prassi sinfonica: Mass Media Stars [MMS] ha un’introduzione, un’esposizione bitematica (tema A più lirico, tema B più movimentato) di contrasto, uno sviluppo ed una ripresa; lo strumentale di Professor  si alza sull’onda di un incalzante crescendo [MMS; da 04’55”]; Coffee Song sembra scritta come se fosse una specie di ampio adagio cantabile, per cui il tema strumentale – indipendente da quello vocale – viene ripetuto e leggermente variato quasi in forma innodica. Sinfoniche sono anche alcune “fanfare” (Professor [MMS] a 01’48” e più avanti)  ed i finali classico accordo pieno (Comic Strips [AF]).
Modular cantando: la musica cosiddetta leggera ci ha abituato alla canzone lineare, armonicamente “liscia”, senza troppe tensioni, semplice – quindi – da ricordare e ricantare. Nel progressive succede, invece, che ci si comincia a divertire. Come? Mischiando le carte. La melodia stessa si fa complessa perché preferisce mollare la strada maestra della tonalità d’impianto per intraprendere vie traverse, sentieri tanto impervi quanto affascinanti. Un’abitudine per chi ha sempre ascoltato l’opera lirica, gli oratori sacri e – se vogliamo esagerare – il novecentesco (e spiazzante) Sprechgesang. La procedura – come avviene nella musica colta – passa storicamente dal canto alla scrittura per ensemble. Ed è quello che capita, per esempio, in diverse composizioni dei Genesis. Gli Acqua Fragile non sono da meno: tenui ballate come Song from a picture [AF], e  Bar Gazing [MMS] vivono di incisive tessiture melodiche attente a produrre interessanti modulazioni.
Contrappunto: è la somma che fa il totale: l’approccio contrappuntistico è conseguente al particolare aspetto melodico, fin qui illustrato. Va da sé che se entrambe le linee – orizzontale e verticale – si intersecano con esiti fedeli alle premesse modulanti, l’affresco contrappuntistico mostra un’articolazione degna di nota. E in campo rock. La musica europea ha una tradizione contrappuntistica solidissima, patrimonio naturale della nostra eredità acustica. Possiamo fare risalire le radici dall’Ars Nova fino ai Fiamminghi, a Palestrina per raggiungere J.S. Bach, il grande sistematore. In ambito progressive vi fu una band che seppe trasfigurare il contrappunto (non solo strumentale ma anche vocale) in una sorta di marchio di proprietà. Mi riferisco ai Gentle Giant. In Italia, anche gli Acqua Fragile dettero parecchi contributi “contrappuntistici” nella loro opera. Prendiamo l’attacco e tutta l’evoluzione di Comic Strips [AF], capace di mettere d’accordo dissonanti verticalizzazioni con un episodio canoro, apparentemente, tranquillo.
Voci e cori: la questione “vocale” merita di essere trattata con una sensibilità critica differente, poiché, grazie soprattutto al particolare timbro di Bernardo Lanzetti, vi sono parecchi aspetti che sfuggono a qualsiasi categorizzazione di comodo. Al di là del solismo individuale, le ristrette (ma incisive) masse corali si muovono dai saltelli contrappuntistici alla Gentle Giant (come nell’ipercinetica Three Hands Man [AF] o in Professor [MMS]) alla scorrevolezza melodica “californiana” (penso a Crosby, Still, Nash & Young per Opening Act [MMS]) per tentare una sintesi più “classicamente” progressive alla Yes (la chiusura di Professor [MMS]). Da non sottovalutare effetti, talvolta, dissonanti (Education Story [AF]).
Un’altra “voce”, un’altra lingua: si è accennato alla grana vocale di Lanzetti, senz’altro unica nel panorama italiano. Molta critica ha preferito fermarsi alla semplificazione derivativa legata o a Peter Gabriel dei Genesis o a Roger Chapman dei Family, se non scomodando Derek Shulman dei Gentle Giant. Ovviamente le similitudini sono molte, ma tale “distrazione” rischia di limitare l’analisi di un canto più performativo che esornativo. È una voce che si fa largo e crea una gestualità musicale tutta sua, di toni e colori cangianti, dalla volubile temperatura espressiva. A rinvigorire la proposta, una scelta di campo: l’Inglese per i testi con liriche molto curate, tra impegno e fantasia, per arrivare oltre confine. E la sua “voice impossibile” è il collante che tiene tutto insieme. Parole e musica.
Piano e forte. Dinamica e tempo: nel rock si va di 4/4 e con dinamiche piuttosto uniformi. Niente chiaroscuri o range esplorativi dal “piano” al “forte”. In fondo, questa era musica nata per fare divertire e ballare. Il progressive – invece – comprese la forza evolutiva (e accrescitiva) del calcolo, sia per le “metrature”, sia per le dinamiche. Poliritmie maturate dallo sperimentalismo immanente della classica contemporanea; silenzi che cedono a frastuoni come nella migliore tradizione romantica. La produzione progressive anni Settanta è piena di narrazioni musicali, dall’unicità – paradossalmente – eterogenea. Le chiamavano, erroneamente, “suite”, ma erano più motivi concatenati tra loro (meglio “medley”, allora…). E per non creare cesure troppo evidenti, la gradazione dinamica diviene fondamentale, un ausilio risolutivo e volto a rendere ancora più raffinate le tessiture armonico-melodiche. Ciò accade soprattutto nei brani più corposi degli Acqua Fragile (lo spezzatino metronomico di Comic Strips [AF], le frequenti mutazioni dal 4/4 al 7/4 – e viceversa – di Education Story [AF], gli spostamenti di accento in Three Hands Man [AF], gli stop and go di Professor [MMS]).
“Ars Antiqua”?: se molte band di progressive hanno ammesso le proprie simpatie stilistiche per maestri ed epoche musicali del passato, nel caso degli Acqua Fragile ciò non è esplicitamente avvenuto. Le ragioni risiedono ai blocchi di partenza. Il loro è stato un rock che ha saputo evolversi inglobando influenze (poi) adattabili ad una particolare sensibilità creativa. Ma qualche calco si palesa nella loro discografia: a 5’17” di Three Hands Man assistiamo ad un breve episodio – ripreso anche nella coda - assai somigliante ad una sorta di marcetta suonata da ipotetici strumenti a fiato (è comunque una tastiera) accompagnata da un tamburo. Un vago sospetto di Branle rinascimentale con la vivacità di una Gagliarda? Il dubbio si insinua, poi, l’aggiunta della batteria, della chitarre e di alcune figure veloci di organo mutano il quadro in rock, ma si è capito che l’incipit viene da lontano.
Il basso elettrico (e continuo): vale la pena accennare come, negli album degli Acqua Fragile, venisse sfruttato il basso elettrico. Questo strumento, ai primordi del rock, svolgeva funzioni piuttosto elementari ma necessarie. Al di là di essere un cardine ritmico, il basso – melodicamente e armonicamente – si limitava, comunque, a rimarcare la nota fondamentale dell’accordo (la tonica), con qualche tenue variazione. Dopo i Beatles – prendiamo la linea di basso di Something, ad esempio – e con l’avvento del progressive, il bassista, per forza di cose, deve possedere una marcia in più. Spesso, se è dotato di un talento solistico, studia jazz, ma non è quel che ci interessa in questo contesto. Allora ascoltiamo che fa Franz Dondi, bassista del gruppo dalla formazione inequivocabilmente rock. Il suo basso “lavora” sotto: c’è un accordo e lui ricama, talvolta doppiato dalle note gravi di una tastiera e/o di una chitarra; ma è lui che marcia in prima fila. Se vogliamo, si comporta un po’ come la sezione più grave degli archi di un concerto grosso barocco; in un certo senso, pare simulare – pur con i distinguo del caso - quello che gli antichi chiamavano “basso continuo”. Nel corso di un 4/4, la trama “bassa” di note da 1/4 vengono animate da inserimenti di gruppi da 1/8, ma sempre con moderazione, senza manifesti sforzi titanici ed esibizionismo. Uno sfondo necessario, che dà forma e colore ad una trama contrappuntistica pulita e lucida. Mass Media Stars [MMS] si articola proprio partendo dalla traccia tarantellante del basso di Dondi, a cui si aggregano tastiere, chitarre e batteria; e nello svlluppo l’interprete si muove sull’asse armonico dettato dal “tutti”, svisando pregevolmente (alcuni punti sono istantanee da non perdere a 02’15”, 02’25”, la scala a 03’22”, 03’57”, 05’02”). In altri casi (Opening Act [MMS], Professor [MMS]) il basso rifinisce e presta una voce, comunque, alternativa al canto, dialogando con gli altri strumenti.
L’orchestra e il Maestro Concertatore: dove c’è un’orchestra, ci deve essere un Maestro. Una sorta di supervisore capace di dare la dritta in fase di arrangiamento e desideroso di seguire i musici da lontano, magari a bordo di un pianoforte. Accade anche nel progressive. Poi in quello italiano, taluni battesimi sono stati addirittura storici (Luis Bacalov padrino di New Trolls, Osanna e Il Rovescio della Medaglia; Le Orme con Gian Piero Reverberi). Per gli Acqua Fragile, fu importante la presenza di Claudio Fabi, che non si limitò a produrre i due album (insieme alla PFM), ma anche ad offrire coerenti contributi di organizzazione sonora. Oltre alla voce di Lanzetti e al basso di Dondi, il collettivo si reggeva sulla chitarra di Gino Campanini, il drumming eclettico di Piero Canavera e la tavolozza multitimbrica delle tastiere di Maurizio Mori, a cui si aggiungeva, talvolta, il pianoforte di Claudio Fabi. Più che una band, quasi una bottega artigianale, dove la nota veniva forgiata con cura e dedizione. Tutti per uno. Uno per tutti.  



[1] Discografia di riferimento:  Acqua Fragile (Numero Uno – 1973), d’ora in poi (AF); Mass Media Star (Ricordi – 1974), d’ora in poi (MMS).






venerdì 27 marzo 2009

Acqua Fragile


Vidi gli Acqua Fragile agli inizi degli anni 70 come supporto, credo, dei Gentle Giant.
Ma è solo con l'entrata di Bernardo Lanzetti nella PFM che ho scoperto una delle migliori voci del panorama italiano e internazionale.

Qualcuno diceva , allora:"...sì, bravo, ma assomiglia così tanto a Peter Gabriel..."
Non è certamente una colpa avere una fantastica timbrica, nemmeno se riconduce ad altri artisti conosciuti.
Ho acquistato pochi giorni fa il CD omonimo, senza ascoltarlo, e ho trovato un lavoro "fresco", piacevole e originale, con chiare influenze dei grandi gruppi dell'epoca, tanto da poter individuare nei primi tre pezzi, ad esempio, Genesis, Gentle Giant e Yes.
Ben venga il ritrovamento di questi reperti e, per quello che posso, mi adopererò per fare la massima pubblicità possibile.



Gli Acqua Fragile furono un gruppo di rock progressivo italiano degli anni ‘70, originario della zona di Parma.
Il gruppo si chiamava inizialmente Gli Immortali, e comprendeva Bernardo Lanzetti (voce), Gino Campanini (chitarra) e Piero Canavera (batteria), a cui si erano aggiunti in seguito il tastierista Maurizio Mori e il bassista Franz Dondi.
Dondi proveniva da un altro gruppo minore, I Moschettieri, che nel 1967 aveva inciso un 45 giri («Il tempo dell’amore») e aveva suonato come spalla in un concerto italiano dei Rolling Stones.
"Gli Immortali" iniziarono a esibirsi dal vivo e agli inizi degli anni ‘70 furono notati dai membri della Premiata Forneria Marconi, uno dei gruppi di spicco del panorama del prog italiano.
Il manager della PFM, Franco Mamone, decise di seguire anche il gruppo di Lanzetti, che nel frattempo aveva cambiato nome in Acqua Fragile.
Mamone riuscì a far suonare il gruppo come supporter di molti grandi del momento, qualiSoft Machine, Uriah Heep e Gentle Giant.
Il primo album degli Acqua Fragile, Acqua Fragile, fu pubblicato dall’etichetta indipendente Numero Uno nel 1973. Era un lavoro chiaramente ispirato al progressive britannico (soprattutto Genesis e Gentle Giant) e cantato in inglese (fatto piuttosto anomalo per il panorama discografico italiano dell’epoca).
Acqua Fragile fu distribuito solo in Italia e non ebbe il successo sperato.
L’album successivo, Mass-Media Stars (1974), fu stampato anche per il mercato statunitense, che già aveva accolto con entusiasmo la PFM.
Alla fine dell’anno il gruppo acquisí un nuovo elemento, il tastierista Joe Vescovi, proveniente dai Trip appena scioltisi, ma poco tempo dopo fu il cantante Bernardo Lanzetti a abbandonare per entrare nella PFM (con cui avrebbe realizzato Chocolate Kings).
Lanzetti fu sostituito per qualche tempo da Roby Facini (precedentemente nei Top4 e nei Dik Dik), ma il gruppo non produsse piú nulla e si sciolse definitivamente nel 1975.
I membri del gruppo percorsero poi strade indipendenti. Lanzetti, dopo la PFM, intraprese una carriera solista di discreto successo, allontanandosi dal rock prog; recentemente ha collaborato con i Mangala Vallis (gruppo reggiano guidato da Gigi Cavalli Cocchi) nel loro album d’esordio "The Book of Dreams" (2003), per poi entrare stabilmente nel gruppo a partire da Lycanthrope (2005). Dondi e Canavera suonarono per qualche tempo nei Rocky's Filj, e poi negli Shout, una tribute band dei Beatles che ha pubblicato due CD negli anni ‘90.
Dondi ha anche fondato, di recente, l’Acqua Fragile Project, che ripropone brani del repertorio Acqua Fragile.

Formazione:


Bernardo Lanzetti: voce
Gino Campanini: chitarra.
Maurizio Mori: tastiere
Franz Dondi: basso
Piero Canavera: batteria.