giovedì 19 ottobre 2017

Recensione di "A New Chant", di Renato la Monica


Recensione di “A New Chant" estrapolata dal sito “Il Blog che graffia

di Renato la Monica


Invitato da Ascoltare gli Acqua Fragile è come immergersi nella vasca idromassaggio della serenità. La loro musica, preziosa come una moneta antica e carica di pathos, impiega pochi minuti per trovare un varco nelle zone più intime del cuore. Le otto tracce di A New Chant”, pur proiettate nel futuro, devono necessariamente fare i conti con un passato glorioso. E quindi ingombrante. Un passato che riaffiora dopo ben 44 anni, con una produzione dal respiro internazionale in grado di riannodare i fili di un discorso da sempre orientato verso il punto cardinale della coerenza. 
Con questo lavoro gli Acqua Fragile lucidano le ali del progressive, contaminando la scena con pennellate psichedeliche d’autore. Il mantra del disco è racchiuso nella frase di Jamie Muir, ex percussionista dei King Crimson: “Non pensare a quello che la musica può fare per te. Pensa a quello che tu puoi fare per la musica”. La citazione è contenuta nel brano “Tu per lei”, unico pezzo in italiano del Cd.

Gli episodi più riusciti nel disco, a mio avviso, sono la title track, una melodia struggente, introdotta e accompagnata da un arpeggio celestiale, “My forte”, un sapiente incastro di suoni e colori, “The Drowning”, una morbida cavalcata nelle immense praterie degli anni settanta, e “How Come”, caratterizzata  dal  vibrante dialogo voce-chitarra acustica. Ma tutte le canzoni del disco – peraltro definirle canzoni è riduttivo – hanno un loro perché. 

In definitiva, Bernardo Lanzetti, Franz Dondi e Piero Canavera tornano alla ribalta con un disco che intriga e commuove. E, dopo averlo ascoltato un paio di volte, viene voglia di spargere nell’aria coriandoli di gioia.



1 commento:

  1. Ho subito acquistato il CD e sono d'accordo sulla bellezza dei primi due brani dell'album, il secondo in particolare struggente ed epico con quel coro ripetuto e quella chitarra "Frippiana" languida.
    Dissento invece sul pezzo ultimo che da il titolo all'album e che trovo fastidioso per quell'incipit da canzonetta napoletana ( senza nulla togliere alla vera canzone napoletana)banale e assolutamente fuori luogo per un album di assoluto valore, dato anche i tempi che viviamo, cosi' come vorrei togliere dagli 8 brani l'intermezzo in italia lingua che mi provoca ogni volte la domanda: ma perche' questo brano? perche' quelle parole dalla difficile e mal gestita metrica? Cosa rappresenta? Il commiato di Lanzetti alla Dea musica?
    Se e' cosi' passi, pero'...insomma...magari metterlo come ultimo brano del disco!
    Riprovateci presto con un altro prodotto e speriamo che vendiate tanto!!!!!!

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