sabato 17 febbraio 2018

Bernardo Lanzetti: intervista di Max Rock Polis


Acqua Fragile, A New Chant. Un canto nuovo che conquista il mondo

Si chiama proprio così, “A New Nhant”, il nuovo lavoro degli Acqua Fragile capitanati da Bernardo Lanzetti, ovvero mister The Voice Impossible” della musica italiana. Sonorità Prog anche classiche, ma con una freschezza sorprendente dentro, per un lavoro di ottima qualità e grande cura. Facciamocelo spiegare da lui in persona, dalla Spagna, tra un viaggio a Londra e uno in Giappone.

Dovrei dire “hola” o “buenas tardes”…
“Ma addirittura “buenas noches” perché qui dopo le cinque è già “noche” anche se non è buio.”

Non è la prima intervista in Spagna che facciamo, ma noi siamo per rincorrere i grandi artisti. Non siamo arrivati fino in Giappone dove eri fino a poco fa. Terzo album degli Acqua Fragile che hai voluto ri-tirare su, “A New Chant”. Ma dalla voice impossible non ci possiamo aspettare altro che un nuovo canto. Ce lo vuoi raccontare?
“Allora, premesso che in tutti gli anni in cui il gruppo si è sciolto, il bassista [Franz Dondi, ndr] ha sempre cercato di spingere, di fare qualcosa, di riallacciare il discorso, ma il Prog è una musica che richiede un sacco di energia, un sacco di investimento di tempo e dedizione, e non si trovano spesso gli elementi che desiderano impegnarsi su questo fronte. Il caso volle che nel 2013 nella mia celebrazione dei 40 anni di carriera, al concerto che si chiamava “Vox 40”, invitai tutti gli elementi dell'Acqua Fragile, e due di loro appunto Franz e Piero [Piero Canavera, ndr] suonarono basso e batteria con una piccola orchestra, ma molto agguerrita: i Tango spleen si chiamano e il loro direttore è italo-argentino: Mariano Speranza. Ora nell'occasione gli amici, gli operatori dicevano “ma perché non fate un disco nuovo, ma perché, ma perché...” e allora ho detto “mah, proviamo”. Il fatto è che subito due degli elementi originari, due su cinque, dichiararono che non potevano, non volevano partecipare. Il chitarrista [Gino Campanini, ndr] ha smesso di suonare parecchi anni fa e vive in Thailandia, invece il tastierista [Maurizio Mori, ndr] dopo aver abbandonato il gruppo si è diplomato in composizione e non desidera più suonare con gruppi, ha tutto un altro mondo musicale. Abbiamo provato a cominciare, ma senza tutti i membri originari il lavoro è già in salita, quindi abbiamo cominciato a guardarci intorno e non è stato facile, perché il gruppo rispetto al panorama generale ha una particolarità: ci sono i cori a tre o quattro voci. Quindi bisognava trovare non solo elementi in grado di suonare ma anche di cantare. Questo è stato già un bell'impegno. Allora ho pensato di avere vari ospiti, e siamo andati avanti a fasi alterne, il lavoro è durato circa 4 anni ma negli ultimi mesi eravamo rimasti solo noi tre. Allora ho detto “tiriamo i remi in barca, diamo un'accelerata” e sono riuscito a portare a termine tutto il lavoro. È uscito magistralmente io credo, perché non ricordo nella mia carriera di aver mai realizzato un lavoro che ha avuto questa risposta nel mondo.”

Benissimo, mi dicevi che a livello internazionale è molto apprezzato questo album, “A New Chant”.
“Sì. Noi abbiamo avuto anche la fortuna, l'onore, comunque ci siamo dati da fare per avere un contratto con un'etichetta anglo-americana, la Esoteric e Cherry red records. Allora un po' per quello, un po' perché noi cantiamo in inglese, un po' perché il gruppo è sempre stato uno di nicchia, amato e rispettato, abbiamo avuto subito l'attenzione della stampa internazionale. Nel caso specifico il mondo britannico si è espresso ad altissimi livelli, io sono veramente commosso perché, per dirti, dicono cose tipo “tra i tre migliori album dell'anno”, “tra i migliori 20 degli ultimi 20 anni”. Cioè siamo veramente a queste cose, più motivati: chi è andato a sentirlo pezzo per pezzo, chi ha apprezzato i testi, chi ha apprezzato il fatto che io ho fatto venire certi ospiti, come li ho organizzati, la copertina. Tutto quanto è stato apprezzato ad altissimi livelli e addirittura questi writers che fanno le recensioni si vede che è gente colta e anche molto raffinata, fanno delle recensioni che non sono facili da tradurre al volo, in inglese si chiedono cose tipo “ma riescono tre degli originali dopo 40 e passa anni a fare qualcosa? La risposta è: sì”. “” scritto in italiano [ride, ndr]. Oppure, visto che io ho sempre degli sprazzi nei testi che faccio in inglese, allora dicono “les beaux mots” in francese, cioè le belle parole che Bernardo è capace di dispensare. È tutto un mondo che scopro ora, perché ho avuto altri rapporti col mondo anglosassone per quanto riguarda gli scrittori e i recensori dei dischi, e in passato non sono mai stati benevoli. Questa volta sono veramente rapiti, sono rapiti dal nostro lavoro.”

Ma io faticherei molto a smentirli, è veramente un grande album. Solamente questa canzone “Tu per lei” è in italiano, il resto è in inglese. È un album veramente vario e contaminato, però è fresco, è attuale, non è un qualcosa che avete tirato fuori dal cassetto del 1975, è calato nella realtà di oggi.
“Guarda, anche gli operatori, gli osservatori italiani hanno detto cose molto belle. Ce n'è uno in particolare che ha detto “ma, potrebbe essere questo disco la rinascita del Prog italiano nel mondo”, e io me lo auguro. Noi siamo sempre stati un gruppo outsider, col fatto che fossimo di Parma, quando Parma era ancora considerata città di provincia negli anni '70, ci danneggiava. Io voglio ricordare che Acqua Fragile per anni non è mai stata trasmessa alla RAI, quindi né a “Per voi giovani”, nessun programma ci ha mai trasmesso perché cantavamo in inglese. Poi sono arrivate le cosiddette radio libere, che poi sono diventate le radio commerciali, ma ormai i tempi erano passati, quindi c'era tutto un altro genere musicale. Però noi siamo stati sempre outsider, eravamo fuori dal grande giro, anche se a mio avviso meritavamo senz'altro di essere ai primi posti.”

Io sono un vostro fan da tanto tempo e sono veramente contento che ci possa essere questo rinascimento italiano di Progressive a livello di nuovi gruppi che stanno nascendo e vecchie formazioni che si stanno riformando. E poi se riusciamo a spargere il nostro verbo nel mondo con voi grandi del Progressive in prima fila…
“Ecco, infatti anche aver fatto qualcosa in italiano era inconsciamente un desiderio di dire “va bene cantiamo in inglese, però veniamo da un mondo italiano, diverso come sensibilità”. Ho trovato questa soluzione, il brano sembra molto semplice, una ballata, ma in realtà poi diventa più complesso quando c'è quella marcetta dove la strofa, la melodia e il ritornello si sovrappongono, come se fossero una cosa abbastanza nuova nella musica leggera italiana, se vogliamo dire questa cosa. E poi ho confezionato, se noti, all'inizio e alla fine del brano ci sono queste voci bianche, molto eteree, e ho immaginato che fossero come una caramella. Lo zuccherino al centro, che viene poi avvolta e questi due cori sono l'avvolgimento della carta a sinistra e a destra della caramella. Questa è un po' un'idea che ho seguito. Ho confezionato il brano, ecco.”

Bello, è la prima volta che sento una cosa del genere. Intanto ho messo “My forte”.
Se posso parlare del brano, “My forte”, il titolo riprende il mio filone on cui tendo a usare parole italiane che sono note in tutto il mondo. Tutti sanno la parola bravo, la parola ciao, la parola pizza, cappuccino, e noi diciamo “il mio forte è fare ciò”, no? “Il mio forte è suonare la chitarra,”, “il mio forte è correre la maratona”, ecco, si dice anche in inglese: “my forte”. Allora io mi sono un po' preso in giro, ho detto “il mio forte è arrendermi”, “il mio forte è abbandonare il campo” [ride, ndr], a volte penso che il mio forte non sia poi così forte.”


In realtà è un ossimoro perché tu in campo ci sei tornato veramente alla grande, quindi hai fatto l'opposto.
“Il brano pur risultando semplice all'ascolto è parecchio complesso. Tu sai che il Prog usa molto i tempi dispari, nel caso specifico quello è un undici ottavi. È successo con uno dei nostri grandi ospiti, il batterista Jonathan Mower, già batterista con Joe Satriani, con Steve Hackett e Chris Squire, che ha preso anche il Grammy award, un grandissimo artista. Lui ha sentito il brano e ha detto “bravo, io avrei un'idea. Io raddoppierei questo undici per fare ventidue e poi lo suddividerei ulteriormente in sette più sei più cinque più quattro”. Per chi ci ascolta, per capirci, quasi tutta la musica è in quattro quarti, mentre il valzer è in tre quarti: “um pa pa um pa pa”. Noi facciamo un brano dove c'è una battuta di sette, subito dopo una di sei, una di cinque e una di quattro, poi ripresa. Quindi in altre parole la battuta che segue non è mai uguale né a quella che stiamo suonando né alla precedente, è un continuo cambio. Però all'orecchio, all'ascolto sembra naturale, sembra semplice. Una struttura complessa resa godibile e fruibile.”

Se uno volesse “A new chant”, e a garanzia basta il tuo nome, come si può fare per averlo?
“Il disco si trova su internet, però la distribuzione è della Audioglobe e dovrebbe essere migliore del solito. Comunque sia si trova da Feltrinelli o semplicemente uno va nel negozio e lo ordina. Da tutta Italia mi chiedono come fare, ma basta andare in negozio e chiedere, perché la Audioglobe è presente sul territorio italiano e abbastanza precisa, quindi uno lo ordina e poi arriva. Altrimenti lo si può trovare su internet, ma in questo caso io consiglio ad alcuni amici di mettersi insieme ed ordinarne 3-4 copie in modo da dividere le spese di spedizione, perché costa un po' meno ma ci sono le spese di spedizione. Questo è il mio consiglio.”

Ognuno avrà il CD per il grandissimo ritorno di Bernardo Lanzetti e gli Acqua fragile alla composizione e alla musica. Io ti ringrazio molto e dall'Italia ti saluto.
“Grazie a te, un abbraccio a tutti e vedremo gli sviluppi, perché il mondo ha bisogno di musica, ma non di musica da sottofondo, ma coinvolgente. Noi adesso viviamo un momento storico dove abbiamo il massimo della tecnologia e il minimo del messaggio artistico musicale. È ora di darci una svegliata e di prendere in mano la situazione perché la musica è la via giusta per l'anima per eccellenza e deve essere nobilitata.  A presto!”


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