mercoledì 30 settembre 2026

Memorial Contini, otto ore di musica libera sotto il cielo della Valluretta

 


Sessanta musicisti, nessuna scaletta.

Il Memorial Contini all'Elfo


Nel giorno in cui Angelo Contini avrebbe compiuto settantaquattro anni, lo Studio Elfo di Tavernago ha ospitato un incontro che ha saputo riflettere fedelmente il suo modo di vivere la musica. La giornata del 18 settembre, promossa dalla moglie Liliana, dalla famiglia, dal regista Francesco Paladino e dall'instancabile Alberto Callegari, non ha assunto la forma del concerto celebrativo né quella del festival tradizionale. È diventata piuttosto un grande momento di condivisione tra amici, artisti e musicisti provenienti da esperienze e paesi diversi, riuniti nel nome dell'ascolto e della ricerca sonora.

L'aspetto più significativo dell'intera giornata è stato però un altro. Nella maggior parte delle performance la musica è stata totalmente improvvisata. Nessuna partitura, nessuna scaletta prestabilita, nessun repertorio da rispettare. Ogni intervento nasceva nell'istante e si sviluppava attraverso il dialogo tra i partecipanti, seguendo intuizioni, suggestioni e reazioni reciproche. Una pratica che apparteneva profondamente alla sensibilità artistica di Angelo Contini e che ha rappresentato il vero filo conduttore dell'evento.

Per oltre otto ore il suono ha continuato a trasformarsi, cambiando forme, colori e combinazioni. Fiati, pianoforte, contrabbasso, percussioni, elettronica, strumenti etnici, poesia performativa e vocalità sperimentale hanno dato vita a un flusso continuo nel quale ogni incontro apriva nuove possibilità. I campi della Valluretta si sono trasformati così in un autentico atlante sonoro e umano, attraversato da presenze artistiche differenti ma unite dalla stessa disponibilità all'ascolto.

Tra i partecipanti era presente anche Bernardo Lanzetti, che ha ricordato come Angelo Contini facesse parte di una comunità internazionale di musicisti europei impegnati da anni nella pratica dell'improvvisazione totale. Lo stesso Lanzetti ha raccontato di aver incontrato Contini una sola volta, durante un concerto in Liguria, restando colpito dalla capacità del musicista di spostare completamente il baricentro di ciò che accadeva sul palco attraverso interventi imprevedibili e creativi.

Per il cantante l'iniziativa ha avuto anche un altro valore. Occasioni come questa permettono infatti di entrare in contatto con musicisti che operano lontano dalle logiche consuete del mercato discografico e di confrontarsi con realtà artistiche provenienti da diversi paesi europei. Un patrimonio culturale che trova nello Studio Elfo un luogo ideale di incontro e di sperimentazione.

Tra i momenti più apprezzati della giornata vi è stata la performance che ha visto protagonista lo stesso Bernardo Lanzetti insieme a Pat Moonchy, Connie Valentini e Rita Tekeyan. Liberi da ogni vincolo legato al repertorio, i quattro hanno costruito una trama vocale fatta di richiami, sovrapposizioni, improvvise aperture e sorprendenti intrecci sonori, perfettamente in sintonia con lo spirito dell'intero memorial.

L'atmosfera è rimasta per tutta la giornata informale e partecipata. Attorno alla musica si sono alternati momenti di convivialità, incontri e conversazioni, mentre le installazioni artistiche presenti nello spazio contribuivano ad ampliare ulteriormente il dialogo tra le diverse forme espressive. Persino oggetti quotidiani venivano occasionalmente trasformati in sorgenti sonore, a testimonianza di una creatività libera da qualsiasi schema precostituito.

Alberto Callegari ha documentato integralmente l'evento, mentre Stefano Galvani di Musica Jazz ne ha realizzato il reportage fotografico.

Dalle registrazioni potrebbe nascere in futuro una pubblicazione discografica accompagnata da materiale editoriale capace di conservare la memoria di una giornata davvero speciale.

Poco prima della mezzanotte è arrivato il momento più simbolico. Una delle conchiglie appartenute ad Angelo Contini è passata di mano in mano tra gli ultimi presenti. Ognuno vi ha affidato un soffio, trasformando un gesto semplice in un saluto collettivo. Un'immagine che ha racchiuso il senso più profondo dell'intera manifestazione, dove il ricordo si è tradotto in incontro, partecipazione e continua creazione.

È stata probabilmente l'immagine che meglio ha raccontato il senso del Memorial. Non una celebrazione nostalgica, ma un incontro vivo, costruito sull'ascolto, sulla condivisione e sulla libertà creativa. Per oltre otto ore la musica improvvisata ha continuato a generare relazioni, dialoghi e sorprese, proprio come Angelo avrebbe desiderato. E quando l'ultimo suono si è dissolto sotto la luna della Valluretta, è rimasta la sensazione di aver partecipato non a un evento commemorativo, ma a qualcosa che continua ancora oggi a respirare attraverso le persone che lo hanno vissuto.

Tra gli artisti presenti figuravano Alberto Callegari, Massimo Falascone, Roberto Del Piano, Gianfranco "French" Scala, Pat Moonchy, Connie Valentini, Giuseppe "Joe" Barreca, Tony Rusconi, Martin Mayes, Antonio Amodeo, Gianni Mimmo, Thomas Mielke, Xavier Iriondo, Cristiano Calcagnile, Lorenzo Valenzi, Rita Tekeyan, Karin Veglier, Luciano Margorani e Susanna Galvani, insieme a numerosi altri musicisti che hanno contribuito a rendere unico questo lungo omaggio ad Angelo Contini.



Alcuni scatti di Stefano Galvani









venerdì 25 settembre 2026

Bernardo Lanzetti, online il videoclip di "Inseguendo il Maestro"

 


A proposito di Bernardo Lanzetti: 


È online il videoclip di "Inseguendo il Maestro", anticipazione dell'uscita ufficiale dell'album omonimo. 


Dal 25 settembre il disco è disponibile in CD e vinile.


Si può essere veramente originali e comunicativi anche rispettando i maestri del passato e muovendosi continuamente alla ricerca di raggiungere nobili obiettivi spesso sfuggenti e luoghi dell’anima prima nascosti.





martedì 4 agosto 2026

Voce in Piazza per Demetrio Stratos a Vigoleno

 

Mi è capitato più volte di raccontare quanto Demetrio Stratos abbia rappresentato per me e per molti della mia generazione. Ogni volta che si torna a parlare di lui, la sensazione è quella di ritrovare un punto fermo, una radice che continua a nutrire il presente. Giovedì 23, nella piazza di Vigoleno (PC), ho avuto l’occasione di vivere un momento che ha riportato tutto questo in superficie.

Il Stratos Voice Camp 2026 ha riunito appassionati, studiosi e giovani curiosi di esplorare la voce come strumento totale. Un luogo dove la vocalità non è solo tecnica ma ricerca, libertà, desiderio di superare i confini. Alla presenza della vedova di Demetrio, Daniela Ronconi, e della figlia Anastassia, l’atmosfera era quella delle occasioni che contano, fatta di ascolto attento e di rispetto profondo.

Durante la serata gli organizzatori mi hanno invitato a salire sul palco. Non era previsto, non c’era nulla di preparato. Ho accettato con piacere, perché in certi contesti la spontaneità è la forma più sincera di partecipazione. Ho improvvisato qualche riflessione sul tema della voce, su ciò che la vocalità può diventare quando si smette di considerarla un semplice mezzo e la si riconosce come un territorio da esplorare. Un breve intervento, nato sul momento, che ha trovato subito un dialogo con il pubblico.

La piazza di Vigoleno, con la sua cornice raccolta e la luce del tardo pomeriggio, ha dato al tutto un carattere quasi rituale. Parlare di voce in quel luogo, davanti a chi ha condiviso la vita e l’eredità artistica di Stratos, ha avuto un valore speciale. È stato un modo per ricordare che la ricerca non si esaurisce, che continua ogni volta che qualcuno decide di mettersi in gioco e di ascoltare ciò che la propria voce suggerisce.

Il Memorial Demetrio Stratos, che ogni anno rinnova questa energia, resta un appuntamento prezioso per chi crede nella voce come strumento di libertà. Essere presente, anche solo per una breve apparizione, è stato un onore e un’occasione per ribadire quanto il percorso di Demetrio continui a ispirare chiunque voglia avventurarsi oltre la superficie del canto.

Un grazie agli organizzatori, agli animatori del Camp e a tutti coloro che hanno partecipato. La voce, quando è autentica, trova sempre il modo di farsi sentire.



domenica 2 agosto 2026

Borgoratto presenta “La Grande Notte del Prog Italiano” – 8 agosto 2026


 Borgoratto presenta...
“La Grande Notte del Prog Italiano” – 8 agosto 2026
 

Borgoratto si prepara a celebrare una delle pagine più luminose del progressive rock italiano con “La Grande Notte del Prog Italiano”, in programma sabato 8 agosto 2026 in Piazza Roma. Una serata che riunisce tre protagonisti assoluti della storia del prog, accompagnati per l’intero concerto dalla Beggar’s Farm, band che da anni rappresenta una delle realtà più solide e rispettate nell’interpretazione del rock progressivo nazionale.

Sul palco si alterneranno:

  • Gianni Belleno e Nico Di Palo – New Trolls Due figure centrali del prog italiano, capaci di fondere virtuosismo, energia e una scrittura che ha segnato generazioni.
  • Lino Vairetti - Osanna - Voce storica e carismatica, interprete di un percorso artistico che ha saputo unire teatralità, ricerca sonora e un linguaggio musicale sempre personale.
  • Bernardo Lanzetti - ex PFM e Acqua Fragile - Una delle voci più riconoscibili del prog internazionale, artista dalla lunga carriera e dalla presenza scenica inconfondibile.

La Beggar’s Farm accompagnerà tutti gli artisti, costruendo un tessuto sonoro comune che permetterà ai protagonisti di esprimere al meglio il proprio repertorio. Una scelta che garantisce continuità, qualità e un impatto musicale di grande coesione.

La serata avrà inizio alle 21:30, mentre gli stand gastronomici apriranno alle 18:30, offrendo al pubblico la possibilità di vivere l’evento fin dal tardo pomeriggio in un clima conviviale e accogliente.

Biglietti

Posto numerato: 25 euro

Ingresso generale: 15 euro

Contatti per informazioni e prenotazioni

Tuttomusica – Tel. 0131 1852294

Pro Loco Borgoratto – Tel. 0131 278560


Collaborazioni

L’evento è realizzato in collaborazione con LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, nell’ambito dei progetti dedicati alla prevenzione oncologica.





 

lunedì 8 giugno 2026

Bernardo Lanzetti – Inseguendo Il Maestro, commento di Luca Paoli



Bernardo Lanzetti – Inseguendo Il Maestro (NAR Internazional distr. Warner, 2026)

Di Luca Paoli (MAT2020)

 

Tra scrittura, voce e memoria che continua a cercare

 

Dopo l’apertura internazionale di Horizontal Rain (2021) e le articolate e progressive trame sonore di Moving Fragments (2023) con gli Acqua Fragile, Bernardo Lanzetti sceglie una strada diversa, più raccolta e in qualche modo più intima. Inseguendo il Maestro nasce interamente in italiano e questa scelta finisce per influenzare profondamente il modo in cui le canzoni si sviluppano e arrivano all’ascoltatore. Le parole acquistano un peso particolare, non solo come veicolo narrativo ma come parte integrante della costruzione musicale, in un equilibrio costante tra significato, melodia e ricerca armonica.

Nel seguire questo percorso resta forte anche uno sguardo personale di ascolto e stima che attraversa il tempo. Dalle stagioni degli Acqua Fragile fino alla parentesi straordinaria con la PFM, la sua voce ha rappresentato per chi scrive una delle presenze più riconoscibili e coraggiose del progressive italiano, capace di spingersi oltre le convenzioni senza mai perdere identità. È una continuità che oggi, a distanza di anni, rende ancora più interessante osservare le sue nuove direzioni.

Anche il titolo assume un significato che va oltre la singola canzone. Inseguendo il Maestro racchiude l’idea che ogni percorso artistico autentico nasca dall’incontro tra ciò che si è ricevuto in eredità e ciò che si continua a cercare. Non c’è alcuna nostalgia né il desiderio di ripercorrere modelli del passato, ma piuttosto la volontà di confrontarsi con le proprie radici per spingersi oltre, in una tensione costante e mai risolta che restituisce l’immagine di un artista che, dopo oltre cinquant’anni di carriera, mantiene intatta una curiosità profonda e viva.

Ascoltando il disco si ha la sensazione che Lanzetti non stia cercando di riaffermare ciò che è stato, ma di capire cosa possa ancora diventare. La sua voce, immediatamente riconoscibile e lontana da qualsiasi forma convenzionale, non funziona come semplice firma stilistica: diventa il mezzo attraverso cui si articolano riflessioni sul tempo, sull’esperienza e su un percorso creativo che non si esaurisce mai.

Questa presenza vocale resta il vero centro emotivo dell’album. Pur conservando la sua forza distintiva, oggi appare più raccolta, meno incline all’enfasi e più attenta alla parola e al suo peso specifico. In brani come Inseguendo il Maestro, Amato Canto o Sono Le Parole emerge infatti una dimensione quasi confidenziale, in cui il canto si avvicina al racconto e la voce diventa strumento di pensiero oltre che di espressione musicale.

Accanto alla voce di Lanzetti si sviluppa una produzione ricca nei dettagli ma sempre attenta all'equilibrio della canzone, realizzata insieme a Dario Mazzoli, che oltre agli arrangiamenti e alla produzione artistica contribuisce anche al basso, alle percussioni e ai cori. Le linee di basso trovano così un punto di continuità con il lavoro dei batteristi Tommy Bradascio, Raffaele Contorni, Giovanni Massari e Lele Melotti, capaci di alternare spinta ritmica e sensibilità dinamica senza mai appesantire le composizioni.

Le tastiere di Antonio Benetto, Roberto Binetti e Nicola Manniello ampliano la tavolozza armonica del disco, creando ambienti sonori che si muovono tra canzone d'autore, progressive e art rock. Le chitarre di Fabrizio "Bicio" Leo, Marco Vecchio, Luca Verde e dello stesso Lanzetti aggiungono sfumature differenti, passando da interventi più lirici a soluzioni dal carattere maggiormente rock, sempre al servizio della narrazione musicale.

Un ruolo importante è affidato anche ai fiati: il sax di Giancarlo Porro dialoga con la sezione fiati composta da Sebastiano Maretti, Paolo Raineri e Mauro Vergimigli, arricchendo diversi passaggi con colori e aperture che conferiscono profondità agli arrangiamenti. Le percussioni di Alberto Callegari, Dario Mazzoli e Giovanni Massari contribuiscono ulteriormente alla varietà timbrica dell'album, mentre i cori affidati a Bernardo Lanzetti, Wilma Milani, Dario Mazzoli e Marco Vecchio aggiungono spessore emotivo e valorizzano alcuni dei momenti più melodici del lavoro.

L’impressione è che i dieci brani siano attraversati da un filo comune che tiene insieme esperienza, osservazione del presente e una continua riflessione sul tempo. Inseguendo il Maestro apre il disco come dichiarazione d’intenti, mettendo subito al centro l’idea di un percorso più che di un punto d’arrivo.

Amato Canto si muove su un registro più lirico e cantautorale, dove melodia e scrittura cercano un equilibrio naturale. Non Andare, nata come composizione per Ornella Vanoni, viene qui riletta da Lanzetti con un approccio più intimo e raccolto, che ne riorienta il senso all’interno del suo universo espressivo.

Boom Boomer introduce una lettura ironica e disincantata sul tema generazionale, giocando su parole e atteggiamento senza spezzare la coerenza del flusso narrativo. Subito dopo, Quanti Baci alleggerisce il percorso con un andamento più immediato e melodico, sospeso tra memoria e intuizione.

Brandelli si muove su un mid tempo solido, sostenuto da un lavoro di chitarre particolarmente presente e ben definito, che dà corpo al brano. Anche i fiati intervengono in modo deciso, contribuendo ad ampliare la struttura e a rafforzarne la profondità timbrica. La scrittura resta essenziale, mentre la voce di Lanzetti si impone con una presenza bella tosta, energica e ben salda dentro l’andamento del brano, evitando soluzioni più enfatiche ma mantenendo grande forza espressiva.

Mai Dire Mai si muove su un registro riflessivo e sospeso, con una scrittura essenziale e una voce intensa ma controllata, che mantiene equilibrio e profondità espressiva senza cercare enfasi.

Ombre In Attesa, altra rilettura di un brano nato per Ornella Vanoni, aggiunge profondità emotiva e una nuova prospettiva interpretativa, riportando la composizione nel pieno universo espressivo dell’autore.

Sono Le Parole è uno dei momenti più centrati sul rapporto tra testo e musica, fino a diventare una riflessione diretta sul senso stesso del dire e del cantare, dove la parola diventa struttura portante dell’intero brano.

In chiusura, Un Salto Nel Buio amplia ulteriormente la prospettiva del disco, lasciando emergere una sensazione di apertura più che di conclusione, come se il percorso restasse volutamente sospeso e ancora in divenire.

Inseguendo Il Maestro si chiude con la sensazione di trovarsi davanti a un lavoro che non ha bisogno di proclami per affermare la propria identità. È un disco che respira esperienza, ma senza trasformarla in peso; che guarda al passato senza lasciarsene imprigionare, e che soprattutto continua a interrogare il presente con una lucidità rara.

In ogni brano si percepisce la volontà di mantenere viva una tensione creativa che attraversa tutta la carriera di Bernardo Lanzetti: quella tra disciplina e libertà, tra forma e istinto, tra parola e suono. Anche quando la scrittura si fa più essenziale, resta intatta quella capacità di rendere riconoscibile un gesto vocale e compositivo che non ha mai cercato scorciatoie.

Non è un disco che chiude un cerchio, ma uno che lo riapre continuamente. L’idea di “inseguire il maestro” diventa così una postura esistenziale prima ancora che artistica: il tentativo di non dare mai per acquisito ciò che si è imparato, di rimettere in gioco ogni certezza, di lasciare spazio al dubbio come forma di movimento.

Ed è forse proprio qui che il lavoro trova il suo senso più profondo. Non nella celebrazione di una carriera già straordinaria, ma nella sua prosecuzione naturale, ancora inquieta e viva. Un disco che non chiede di essere incasellato, ma ascoltato nel suo fluire, come il percorso di un artista che continua a camminare senza smettere di cercare.

 

ASCOLTO








mercoledì 3 giugno 2026

L’Italia dentro la storia del prog


Esiste un viaggio tra le voci più affascinanti del progressive rock, con una nuova selezione di artisti che hanno lasciato un segno profondo nella storia del genere, una lista nata anche grazie ai suggerimenti arrivati dai fan, segno che la comunità del prog è viva, attenta e appassionata.

Accanto a figure iconiche come Roger Hodgson, David Gilmour, Demis Roussos, Robert Wyatt e Roger Chapman, spicca con forza anche una presenza italiana. Bernardo Lanzetti, voce storica di Acqua Fragile e poi della PFM, rappresenta un tassello fondamentale del nostro patrimonio musicale. La sua timbrica inconfondibile, il suo modo di interpretare e la sua capacità di portare nel prog un’impronta personale e riconoscibile lo collocano a pieno titolo tra i grandi del genere.

In questa nuova tappa si incontrano dieci vocalist che hanno saputo trasformare la voce in strumento narrativo, emotivo, teatrale. Un percorso che attraversa scuole diverse, sensibilità differenti e un’epoca in cui il rock cercava nuove forme espressive. E dentro questo mosaico internazionale, l’Italia c’è, con dignità e talento.





giovedì 28 maggio 2026

Bernardo Lanzetti pubblica oggi il nuovo album, "Inseguendo il maestro”


Bernardo Lanzetti annuncia oggi l’uscita del suo nuovo album Inseguendo il maestro 

Il disco raccoglie dieci brani interamente in italiano e segna un passaggio significativo nel suo percorso artistico.

L’uscita era già stata anticipata nei giorni scorsi, ma da oggi l’album è disponibile su tutte le piattaforme.

Un lavoro che merita attenzione da parte di chi segue la sua storia musicale.