domenica 5 aprile 2026

Acqua Fragile, un ritorno di luce nella mappa del prog

 

Quando una rivista come Rock decide di mettere ordine nella galassia del progressive e di elencare i 300 dischi più importanti del genere, il risultato non è mai soltanto una classifica. È una cartografia emotiva, un modo per capire come certe opere continuino a irradiare significato a distanza di decenni. In cima, prevedibilmente, In the Court of the Crimson King: l’archetipo, la matrice, il punto da cui tutto si è allargato. Ma è scorrendo verso il cuore della lista che si incontrano le sorprese più rivelatrici.

Fra queste, al numero 204, compare Acqua Fragile (1973), il debutto dell’ensemble emiliano guidato da Bernardo Lanzetti, Franz Dondi e Piero Canavera, con l'aggiunta di Maurizio Mori e Gino Campanini.

Una posizione che, letta oggi, ha il sapore di un riconoscimento tardivo ma limpido. Lo stesso Lanzetti, con la sua ironia affilata, ha commentato: «La rivista ROCK ha elencato i 300 dischi più importanti del PROG. “In The Court Of The Crimson King” è al N°1 mentre Acqua Fragile (1973) è al 204!». Una constatazione che non è un lamento, ma un sorriso, quello di chi sa che quel disco, all’epoca quasi un oggetto anomalo, ha trovato finalmente il suo posto nella memoria collettiva. Semmai ci sarebbe da riflettere su alcune "nullità menzionate"!

Perché Acqua Fragile resta un unicum. Uno dei pochi album prog italiani interamente cantati in inglese, con un’impronta internazionale che non imitava, ma dialogava. Le influenze di Genesis, Yes e Gentle Giant non erano travestimenti, bensì materiali di lavoro: armonizzazioni west-coast, cambi di tempo calibrati, un gusto melodico che non sacrificava mai la complessità. Morning Comes, Comic Strips, la suite immaginifica Science Fiction Suite: brani che rivelano una scrittura già matura, sostenuta da una produzione - Claudio Fabi e la PFM - capace di valorizzare intrecci vocali e dettagli strumentali.

Riascoltato oggi, il disco mostra una freschezza che sorprende. Non ha la monumentalità di certi colossi britannici, né l’oscurità barocca di alcune opere italiane coeve. È un lavoro di equilibrio, di trasparenza, di ricerca timbrica. Un album che non pretende di essere epico, e proprio per questo lo diventa: perché non forza la mano, non rincorre il gigantismo, non si nasconde dietro la complessità. È un disco che respira.


La sua presenza nella classifica di Rock non è un premio alla nostalgia, ma un riconoscimento alla coerenza. In un panorama dove molti gruppi hanno cercato di piegare il prog verso il virtuosismo o verso la teatralità, Acqua Fragile ha scelto la via più difficile: quella della misura. E oggi quella scelta appare sorprendentemente moderna.

Il numero 204, in fondo, non è un gradino. È un punto sulla mappa. Un luogo in cui tornare per capire come il prog italiano abbia saputo essere internazionale senza perdere identità, e come un gruppo emiliano, nel 1973, abbia inciso un disco che continua a parlare con una voce propria.

E forse è proprio questo che Lanzetti, con la sua frase, lascia intendere: non serve essere primi per restare. Serve essere necessari. E Acqua Fragile lo è ancora.









giovedì 2 aprile 2026

Una storia unica: due sere per ritrovare il progressive italiano

 

Il 21 marzo 2026, alle 21:00, al Gran Teatro Geox di Padova, e il 30 marzo 2026 all’Auditorium Ennio Morricone di Roma, quattro protagonisti assoluti del progressive italiano hanno condiviso lo stesso palco per la prima volta: Banco del Mutuo Soccorso, Of New Trolls, Le Orme, e Bernardo Lanzetti.

Un incontro irripetibile, pensato per raccontare - e non solo celebrare - una storia unica: la traiettoria del progressive italiano, così diversa da ogni altra scena europea, così libera da modelli rigidi, così capace di trasformare la musica in un luogo di visione.

La serata di Padova è stata il punto d’avvio. Un teatro pieno, un pubblico attento, la sensazione che l’idea - tre percorsi paralleli che per decenni non si erano mai incrociati davvero - stesse finalmente trovando una forma concreta. Non un’operazione nostalgia, non un collage di repertori, ma un dialogo. Ognuno con la propria identità, ognuno con il proprio modo di intendere la libertà musicale.

Lanzetti, con la sua voce e la sua presenza scenica, ha portato in quel contesto un elemento di continuità e di rottura insieme: la memoria di una stagione irripetibile e, allo stesso tempo, la capacità di renderla presente senza musealizzarla.

Le immagini che accompagneranno questo articolo vengono tutte dalla seconda serata, quella del 30 marzo all’Auditorium Ennio Morricone di Roma. Ed è giusto così: Roma non è stata solo una replica, ma un compimento.

Sul palco, le tre storie fondamentali del prog italiano - Banco, Of New Trolls, Le Orme - si sono intrecciate con naturalezza. Accanto a loro, Lanzetti ha trovato uno spazio che non era di rappresentanza, ma di relazione… la voce che attraversa epoche diverse senza irrigidirsi, la capacità di tenere insieme racconto e presenza, memoria e gesto.

Il progressive italiano, in fondo, non è mai stato un genere. È stato un modo di pensare la musica. Un luogo dove suono, letteratura, teatro e immaginazione si sono incontrati senza chiedere permesso. Un linguaggio che non imitava: trasformava.

E vederlo oggi, su un palco romano, ancora capace di creare relazione tra musicisti e pubblico, tra generazioni diverse, è forse la cosa più contemporanea che possa accadere.

Padova ha acceso la miccia. Roma ha dato la misura. In mezzo, la consapevolezza che certe storie non si ripetono, si rivelano di nuovo, quando trovano il contesto giusto.

Ogni gesto, ogni suono, perfino ogni imperfezione ha restituito una forma precisa. Presente. Non un reperto, non un esercizio di memoria, ma un atto vivo.

Il progressive italiano è sempre stato questo, un modo di costruire mondi, più che canzoni. E in quelle due sere, quel mondo si è riaperto. Ha respirato di nuovo.

Non sono stati solo concerti. Sono stati momenti rari. E quei momenti, quando accadono, restano.





lunedì 16 marzo 2026

Una Storia Unica: il Progressive Italiano si riunisce sullo stesso palco

 


Un annuncio destinato a segnare la storia del progressive rock italiano: il 21 marzo 2026, alle 21:00, sul palco del Gran Teatro Geox di Padova, e il 30 marzo 2026 all’Auditorium Ennio Morricone di Roma, saliranno insieme - per la prima volta - Banco del Mutuo Soccorso, Of New Trolls, Le Orme e Bernardo Lanzetti. Un incontro irripetibile per celebrare e raccontare “Una Storia Unica”.

Il titolo scelto da Vittorio Nocenzi sintetizza perfettamente la portata dell’evento: una storia davvero unica, costruita attraverso un lungo percorso musicale condiviso, ma interpretato da quattro anime diverse dello stesso genere. Quattro visioni, quattro stili, un solo grande racconto.

Sul palco, i protagonisti ripercorreranno i classici dei loro repertori monumentali - quelli che li hanno consacrati tra i massimi esponenti del Rock Progressivo a livello internazionale - accanto ai brani pop che li hanno portati ai vertici delle classifiche e più volte al Festival di Sanremo. Sarà un viaggio attraverso la memoria collettiva di intere generazioni, che per la prima volta potranno vivere l’emozione di vederli riuniti in un unico, imperdibile concerto dal vivo.


Una Storia Unica

Sabato, 21/03/2026 - ore 21:00 PADOVA

Gran Teatro Geox


Lunedì 30 marzo 2026 all’Auditorium Ennio Morricone di Roma




martedì 24 febbraio 2026

Gli auguri a Pieremilio Canavera nel giorno del suo compleanno...

Compie gli Anni Pieremilio Canavera, batterista degli Acqua Fragile.

Bernardo lo ricorda in un momento del passato e in uno più recente.

Auguroni Pieremilio!!!

1972, Acqua Fragile in Tour, al sud, con la Premiata Forneria Marconi.

In camerino di uno dei teatri, probabilmente a Cosenza, Bernardo Lanzetti e Pieremilio Canavera stanno lavorando agli arrangiamenti di alcune delle musiche che entreranno nel primo album della band nell’anno seguente.

Nel frangente, Bernardo ha passato la sua Gibson SGN a Piero.

Verosimilmente, con l’Instamatic del vocalist, qualche collega della band è autore dello storico scatto.

A Veruno nel 2019...









mercoledì 11 febbraio 2026

Premiata Forneria Marconi - L'evoluzione del rock progressivo italiano



Equilibrio tra virtuosismo tecnico e scrittura popolare

La Premiata Forneria Marconi rappresenta il punto di incontro tra la complessità del progressive rock internazionale e la tradizione melodica italiana. A differenza di molti contemporanei, il gruppo ha saputo integrare una preparazione tecnica rigorosa, derivante dalle esperienze come session men dei singoli componenti, con una capacità narrativa che non scade mai nel mero esercizio di stile.

Il loro contributo si fonda su un utilizzo colto della strumentazione, dove i sintetizzatori e il violino si inseriscono in strutture ritmiche stratificate. Questa solidità strumentale ha permesso alla band di ottenere una credibilità estera insolita per le formazioni italiane dell'epoca, consolidata poi dalla collaborazione con i testi di Peter Sinfield.

Ancora in corsa dopo molti anni di attività...


 

giovedì 5 febbraio 2026

Premiata Forneria Marconi su "NUOVO SOUND" nel novembre del 1975

PREMIATA FORNERIA MARCONI - NUOVO SOUND - NOVEMBER 1975

La Premiata Forneria Marconi in copertina sulla rivista musicale “Nuovo Sound” nel novembre del 1975.

Nuovo album “Chocolate Kings”, nuovo cantante “Bernardo Lanzetti”, e tour in Giappone.

Di tutto un Pop…

Wazza  


Reportage di Armando Gallo per "Ciao 2001"

Forneria Marconi, in pieno tour mondiale per l'uscita dell'album "Chocolate Kings", arriva per la prima volta in Giappone. Tra interviste, promozioni, passaggi televisivi e concerti a Osaka e Tokio, sono impegnati per 20 giorni. Fu un vero trionfo, sempre seguiti da agguerriti fans giapponesi amanti del prog italiano. Nel corso del tour gli fu consegnato il disco d'oro. Franz in omaggio ai giapponesi, si esibiva sempre suonando con il kimono. Ma questo tour, fu ricordato anche per la famosa storia del "basso volante" di Patrick Djivas, raccontata da Franz Di Cioccio, nell'ultima data del tour, il 29 novembre 1975.

Franz racconta: << L'episodio più bello della tournée giapponese ha visto Patrick come protagonista. Era l'ultimo concerto di Tokio e La gente era in delirio. Ci chiesero un bis, poi un altro. La gente non andava più via, allora decidiamo di fare il 'Poseidon', un pezzo che riservavamo per i finali dei concerti più caldi. Consisteva in una serie di accordi che crescevano sempre più, fino ad ottenere una specie di estasi sonora molto coinvolgente. Era una performance monumentale, un'apoteosi. Eravamo molto eccitati perché era il nostro secondo concerto consecutivo in città e, come nel primo, c'era stato sold out, il tutto esaurito. La gente era veramente in visibilio. Avevamo un fan club, avevamo preso un disco d’oro, insomma eravamo straconsiderati. Allora, in quella atmosfera di sfegatato gasamento Patrick, al culmine del 'Poseidon', diede l’ultima botta, si sfilò il basso e, secondo i canoni del rock, lo lanciò in aria. Alzò gli occhi per esibirsi in una presa al volo ma... venne accecato dai fari. Il basso cadde rovinosamente per terra. Patrick rimase per un attimo di ghiaccio: il basso costava allora tre milioni, che all’epoca erano una cifra considerevole, ma poi, preso dall’euforia urlò: "Chi se ne frega!". Prese il basso e lo lanciò in platea. Il concerto a quel punto era davvero finito. In camerino però Patrick era un po' pensieroso. Come il proverbiale coccodrillo piangeva sul latte versato. "Che stronzata..." diceva, "si era rotto però... si poteva anche rimettere a posto. Va bene fare la rock star, però ... In quel momento arrivarono due persone del servizio di sicurezza che, rivolgendosi a Patrick dissero: "Senta, c’é un ragazzo qui fuori... sta aspettando, cosa dobbiamo fare? Lo stanno... lo stanno portando via." "Ma cosa é successo?" chiese Patrick. "Beh insomma... abbiamo recuperato il suo basso." "Ah bene, portatemelo qui." "No guardi, deve venire fuori lei perché questo ragazzo non lo vuole lasciare. Se lo tiene stretto e non lo vuole mollare." "Va bene" disse Patrick, "allora portatemi qui il ragazzo. Ne parliamo." "Veramente é fuori in ambulanza. Se rivuole il basso deve venire con noi. "In pratica il poveretto, che aveva preso il basso in testa, si era ferito. Era fuori, sdraiato sul lettino, attaccato allo strumento come una cozza alla scogliera. Quando Patrick lo vide, si impietosì e... gli lasciò il basso. In fondo quel ragazzo se lo era proprio meritato.>>