giovedì 5 febbraio 2026

Premiata Forneria Marconi su "NUOVO SOUND" nel novembre del 1975

PREMIATA FORNERIA MARCONI - NUOVO SOUND - NOVEMBER 1975

La Premiata Forneria Marconi in copertina sulla rivista musicale “Nuovo Sound” nel novembre del 1975.

Nuovo album “Chocolate Kings”, nuovo cantante “Bernardo Lanzetti”, e tour in Giappone.

Di tutto un Pop…

Wazza  


Reportage di Armando Gallo per "Ciao 2001"

Forneria Marconi, in pieno tour mondiale per l'uscita dell'album "Chocolate Kings", arriva per la prima volta in Giappone. Tra interviste, promozioni, passaggi televisivi e concerti a Osaka e Tokio, sono impegnati per 20 giorni. Fu un vero trionfo, sempre seguiti da agguerriti fans giapponesi amanti del prog italiano. Nel corso del tour gli fu consegnato il disco d'oro. Franz in omaggio ai giapponesi, si esibiva sempre suonando con il kimono. Ma questo tour, fu ricordato anche per la famosa storia del "basso volante" di Patrick Djivas, raccontata da Franz Di Cioccio, nell'ultima data del tour, il 29 novembre 1975.

Franz racconta: << L'episodio più bello della tournée giapponese ha visto Patrick come protagonista. Era l'ultimo concerto di Tokio e La gente era in delirio. Ci chiesero un bis, poi un altro. La gente non andava più via, allora decidiamo di fare il 'Poseidon', un pezzo che riservavamo per i finali dei concerti più caldi. Consisteva in una serie di accordi che crescevano sempre più, fino ad ottenere una specie di estasi sonora molto coinvolgente. Era una performance monumentale, un'apoteosi. Eravamo molto eccitati perché era il nostro secondo concerto consecutivo in città e, come nel primo, c'era stato sold out, il tutto esaurito. La gente era veramente in visibilio. Avevamo un fan club, avevamo preso un disco d’oro, insomma eravamo straconsiderati. Allora, in quella atmosfera di sfegatato gasamento Patrick, al culmine del 'Poseidon', diede l’ultima botta, si sfilò il basso e, secondo i canoni del rock, lo lanciò in aria. Alzò gli occhi per esibirsi in una presa al volo ma... venne accecato dai fari. Il basso cadde rovinosamente per terra. Patrick rimase per un attimo di ghiaccio: il basso costava allora tre milioni, che all’epoca erano una cifra considerevole, ma poi, preso dall’euforia urlò: "Chi se ne frega!". Prese il basso e lo lanciò in platea. Il concerto a quel punto era davvero finito. In camerino però Patrick era un po' pensieroso. Come il proverbiale coccodrillo piangeva sul latte versato. "Che stronzata..." diceva, "si era rotto però... si poteva anche rimettere a posto. Va bene fare la rock star, però ... In quel momento arrivarono due persone del servizio di sicurezza che, rivolgendosi a Patrick dissero: "Senta, c’é un ragazzo qui fuori... sta aspettando, cosa dobbiamo fare? Lo stanno... lo stanno portando via." "Ma cosa é successo?" chiese Patrick. "Beh insomma... abbiamo recuperato il suo basso." "Ah bene, portatemelo qui." "No guardi, deve venire fuori lei perché questo ragazzo non lo vuole lasciare. Se lo tiene stretto e non lo vuole mollare." "Va bene" disse Patrick, "allora portatemi qui il ragazzo. Ne parliamo." "Veramente é fuori in ambulanza. Se rivuole il basso deve venire con noi. "In pratica il poveretto, che aveva preso il basso in testa, si era ferito. Era fuori, sdraiato sul lettino, attaccato allo strumento come una cozza alla scogliera. Quando Patrick lo vide, si impietosì e... gli lasciò il basso. In fondo quel ragazzo se lo era proprio meritato.>>


 

domenica 1 febbraio 2026

Bernardo Lanzetti: it was February 5, 1978

Pills of the noble past...

The Premiata Forneria Marconi guest at Discoring on February 5, 1978.

From the album "Passpartù" the song "If I were what".

The singer is, of course, Bernardo Lanzetti... 




Bernardo Lanzetti: era il 5 febbraio del 1978

Pillole di nobile passato…

La Premiata Forneria Marconi ospite a Discoring il 5 febbraio 1978.

Dall'album "Passpartù" la canzone "Se fossi cosa".

Il cantante è, ovviamente, Bernardo Lanzetti 




martedì 20 gennaio 2026

PFM e Arti & Mestieri: accadeva nell'ottobre del 1974-Il ricordo di Beppe Crovella

PFM on stage 1976

 

Ottobre 1974, parte il Tour della Premiata Forneria Marconi con gli Arti & Mestieri, gruppo "supporter".

La PFM era agli "albori", e per il gruppo torinese di Beppe Crovella & Co. fu l'occasione per farsi conoscere dal grande pubblico.

Di tutto un Pop…

Wazza

Arti & Mestieri  1974

 

«La nostra casa discografica era la Cramps, la guidava Franco Mamone, che era anche il manager della Premiata Forneria Marconi. Fu lui a scegliere gli Arti & Mestieri come gruppo spalla da far scoprire all’Italia».

Nel racconto del primo viaggio c’è tutto lo spirito di quel periodo: «La tournée iniziava da Palermo, così partimmo in furgone, un Transit, verso la Sicilia. Viaggiamo dalle 22 del sabato sera alle 10 del lunedì mattina; alle 17 eravamo sul palco del teatro per il primo dei due concerti del giorno. Nelle sale si faceva la doppia, mentre nei palazzetti dello sport la serata era unica».

Era il 1974, e sulla mappa di un tour del genere non poteva mancare il Palasport del Parco Ruffini, dove il gruppo di Crovella fece gli onori di casa e il pubblico straripava: «La capienza era intorno ai seimila spettatori, ma quella sera erano novemila. Il rock cosiddetto progressive andava forte in Italia, più che in altri paesi».

Lo confermarono alcuni incontri ravvicinati che gli Arti & Mestieri ebbero in quel periodo: «I Gentle Giant a Torino restarono a bocca aperta, in Inghilterra erano abituati a esibirsi in club da 300 persone, qui si trovarono di fronte una marea di migliaia e migliaia di fan».

 

Gli stranieri si passavano la parola, a volte le loro tournée italiane partivano da spazi periferici, per poi dilagare al secondo giro. 

«I Genesis, per esempio, li vidi la prima volta alla Rotonda di Cuorgnè; i concerti successivi avrebbero riempito all’inverosimile il solito Palazzetto».

Con le prime contestazioni: «Gli autoriduttori iniziarono a farsi sentire a metà decennio, eppure per le band anglosassoni l’Italia restava una meta privilegiata grazie ai numeri da capogiro degli spettatori che accorrevano ad ascoltarli».

Tra Arti & Mestieri e PFM i rapporti erano ottimi: «L’appuntamento sicuro era per mangiare tutti insieme nel dopo concerto, ma prima di ogni show Franz Di Cioccio veniva nel nostro camerino a chiacchierare. Per noi inoltre era molto istruttivo lavorare con i loro tecnici, gli inglesi della Manticore, l’etichetta di Emerson, Lake & Palmer. Andammo vicini a firmare un contratto del genere anche noi, ma i management non si accordarono». 

Oltre che di tecnici, era una questione di strumenti: «Una volta il loro tastierista Flavio Premoli mi fece adoperare il suo organo, un’altra capitò che lasciarono uno strumento prezioso, il Mellotron, al Teatro Valdocco. Anni dopo, quando dopo un periodo di silenzio riformammo gli Arti & Mestieri, andammo a cercarlo, ma non c’era più».

Resta in rete una puntata di Speciale per voi, di Renzo Arbore, in cui il popolare showman mostra lo strumento della PFM e ne illustra il funzionamento.

La simbiosi tra le due formazioni avrebbe fruttato anche all’estero: «Debuttammo con la PFM laggiù, piacemmo e da quella serata scaturirono altri tre tour degli Arti & Mestieri».

Beppe Crovella

 


lunedì 12 gennaio 2026

PFM: accadde l'8 gennaio del 1976

Sicuramente i componenti della P F M non avranno dimenticato l'8 gennaio 1976, giorno in cui al Palazzo dello Sport di Roma si tenne un concerto per sostenere "la resistenza Palestinese", con la presenza di Di Cioccio e soci.

Nobile gesto, ma la band - in procinto di effettuare un grande tour nel Nord America con artisti del calibro di Peter Frampton, Santana, Chicago -, si vide "revocato" il contratto, perché molti manager americani di origine israeliana non videro di buon occhio questo schierarsi a favore dell'OLP Palestinese.

In parole povere furono banditi dai circuiti rock americani e persero, forse, l'occasione di diventare in quel momento delle rock star a livello mondiale!

Chapeau alla Premiata per la loro coerenza!

Proprio in quel periodo (1975-1976), la PFM ebbe alcuni problemi di censura e distribuzione negli Stati Uniti a causa della copertina di Chocolate Kings (che raffigurava una bandiera americana stropicciata che avvolgeva un cioccolatino a forma di lingua) e delle loro posizioni critiche verso la politica estera statunitense. Questo conferma che il loro impegno non era solo locale, ma faceva parte di una visione del mondo piuttosto definita.

Wazza





lunedì 5 gennaio 2026

Bernardo Lanzetti: la voce che anticipa il futuro



Ci sono momenti dell’anno in cui si sente il bisogno di fermarsi, guardare indietro e capire cosa portare con sé nel tempo che arriva. Per me, questo passaggio non è mai solo un esercizio di bilanci: è un modo per riconnettermi alle persone e alle storie che hanno attraversato il mio cammino. E tra queste, da tanti anni, c’è Bernardo Lanzetti.

Ho avuto il privilegio di conoscerlo da vicino, di collaborare con lui, di custodire e ordinare parte del suo archivio come si fa con qualcosa di vivo, che respira e continua a trasformarsi. Le parole che seguono non nascono quindi da un sentito dire, ma da un percorso condiviso, da conversazioni, da registrazioni ascoltate mille volte, da appunti, fotografie, bozze, idee. E da quella voce che, ogni volta, sorprende come la prima.

È per questo che, nel chiudere un anno e aprirne un altro, sento che parlare di lui non è solo un omaggio: è un modo per ricordare che la creatività non conosce stagioni, e che esistono voci capaci di attraversare il tempo senza esserne travolte.

Ci sono interpreti che seguono il tempo, altri che lo inseguono, e poi c’è chi, come Bernardo Lanzetti, sembra vivere in un punto di intersezione dove passato e futuro si scambiano continuamente di posto. La sua voce - quel timbro inconfondibile, elastico, capace di passare dal graffio al cristallo - non è mai stata solo uno strumento. È un laboratorio. Un luogo di ricerca. Una lente attraverso cui osservare l’evoluzione del rock progressivo italiano e, allo stesso tempo, la metamorfosi di un interprete che non ha mai smesso di reinventarsi.

Lanzetti non ha mai trattato la voce come un semplice mezzo espressivo. Per lui è un organismo in continua mutazione, un territorio da esplorare con la stessa curiosità con cui un pittore studia la luce o un artigiano ascolta il suono del legno. Negli anni Settanta, quando il prog italiano cercava una sua identità, Bernardo portava già un’idea diversa: la voce non doveva solo “cantare”, ma costruire mondi.

Il suo vibrato, le sue inflessioni anglosassoni, la capacità di piegare la melodia come fosse un metallo incandescente: tutto questo non era un vezzo stilistico, ma una dichiarazione d’intenti. Era la prova che il rock progressivo poteva essere internazionale senza perdere radici, e che la vocalità poteva diventare un linguaggio autonomo, non subordinato alla struttura del brano.

Molti ricordano Lanzetti per le sue stagioni storiche – Acqua Fragile, PFM, i progetti solisti – ma ciò che colpisce davvero è la sua continuità evolutiva. Mentre altri artisti si adagiano sulla nostalgia, Bernardo ha sempre preferito la sfida. Ha sperimentato con l’elettronica, con la spoken voice, con la performance teatrale, con la manipolazione timbrica. Ha trasformato la maturità in un vantaggio creativo, non in un limite.

Ogni suo progetto recente – dai lavori più sperimentali alle collaborazioni trasversali – porta con sé un’idea precisa: la musica non è un archivio, è un organismo vivo. E lui continua a dialogarci come un ricercatore che non ha mai smesso di fare domande.

C’è un aspetto che spesso passa sottotraccia: Lanzetti è diventato, negli anni, un punto di riferimento per una nuova generazione di musicisti che vede in lui non solo un maestro, ma un esempio di libertà artistica. Non è raro incontrare giovani cantanti che studiano il suo fraseggio, o chitarristi che citano i suoi lavori come fonte di ispirazione.

La sua presenza nei festival, nei progetti collettivi, nelle collaborazioni con artisti emergenti dimostra una cosa semplice ma rara: Bernardo non è un monumento, è un compagno di viaggio. Uno che non si mette su un piedistallo, ma che continua a camminare accanto alla musica, con la stessa curiosità di sempre.

In un’epoca in cui la musica sembra consumarsi alla velocità di un feed, Lanzetti rappresenta un’altra possibilità: quella di un’arte che cresce, che si approfondisce, che non teme il tempo ma lo attraversa. Raccontarlo oggi significa ricordare che la creatività non è un lampo isolato, ma un percorso. E che la voce – la sua voce – continua a essere una delle più riconoscibili, coraggiose e visionarie del panorama italiano.

Bernardo Lanzetti non è solo un capitolo della storia del prog. È una storia che continua a scriversi, ogni giorno, con la stessa intensità di sempre.

Athos Enrile






domenica 28 dicembre 2025

Una "vecchia" PFM su CIAO 2001

La copertina di Ciao 2001 del 5 aprile 1976 presenta, tra i protagonisti, una fotografia della Premiata Forneria Marconi (PFM), gruppo cardine del progressive rock italiano.

L'immagine mostra i cinque membri in posa collettiva, con espressioni sobrie e abbigliamento informale, in linea con l’estetica del tempo.

La loro presenza in copertina, accanto a nomi internazionali come Patti Smith, Genesis, Ray Charles e il duo Hancock & Corea, testimonia il riconoscimento della PFM come realtà musicale di rilievo anche nel contesto internazionale.

Il collage visivo e la scelta degli artisti riflettono l’eclettismo della rivista, che documentava le tendenze musicali più influenti del momento.