lunedì 8 giugno 2026

Bernardo Lanzetti – Inseguendo Il Maestro, commento di Luca Paoli



Bernardo Lanzetti – Inseguendo Il Maestro (NAR Internazional distr. Warner, 2026)

Di Luca Paoli (MAT2020)

 

Tra scrittura, voce e memoria che continua a cercare

 

Dopo l’apertura internazionale di Horizontal Rain (2021) e le articolate e progressive trame sonore di Moving Fragments (2023) con gli Acqua Fragile, Bernardo Lanzetti sceglie una strada diversa, più raccolta e in qualche modo più intima. Inseguendo il Maestro nasce interamente in italiano e questa scelta finisce per influenzare profondamente il modo in cui le canzoni si sviluppano e arrivano all’ascoltatore. Le parole acquistano un peso particolare, non solo come veicolo narrativo ma come parte integrante della costruzione musicale, in un equilibrio costante tra significato, melodia e ricerca armonica.

Nel seguire questo percorso resta forte anche uno sguardo personale di ascolto e stima che attraversa il tempo. Dalle stagioni degli Acqua Fragile fino alla parentesi straordinaria con la PFM, la sua voce ha rappresentato per chi scrive una delle presenze più riconoscibili e coraggiose del progressive italiano, capace di spingersi oltre le convenzioni senza mai perdere identità. È una continuità che oggi, a distanza di anni, rende ancora più interessante osservare le sue nuove direzioni.

Anche il titolo assume un significato che va oltre la singola canzone. Inseguendo il Maestro racchiude l’idea che ogni percorso artistico autentico nasca dall’incontro tra ciò che si è ricevuto in eredità e ciò che si continua a cercare. Non c’è alcuna nostalgia né il desiderio di ripercorrere modelli del passato, ma piuttosto la volontà di confrontarsi con le proprie radici per spingersi oltre, in una tensione costante e mai risolta che restituisce l’immagine di un artista che, dopo oltre cinquant’anni di carriera, mantiene intatta una curiosità profonda e viva.

Ascoltando il disco si ha la sensazione che Lanzetti non stia cercando di riaffermare ciò che è stato, ma di capire cosa possa ancora diventare. La sua voce, immediatamente riconoscibile e lontana da qualsiasi forma convenzionale, non funziona come semplice firma stilistica: diventa il mezzo attraverso cui si articolano riflessioni sul tempo, sull’esperienza e su un percorso creativo che non si esaurisce mai.

Questa presenza vocale resta il vero centro emotivo dell’album. Pur conservando la sua forza distintiva, oggi appare più raccolta, meno incline all’enfasi e più attenta alla parola e al suo peso specifico. In brani come Inseguendo il Maestro, Amato Canto o Sono Le Parole emerge infatti una dimensione quasi confidenziale, in cui il canto si avvicina al racconto e la voce diventa strumento di pensiero oltre che di espressione musicale.

Accanto alla voce di Lanzetti si sviluppa una produzione ricca nei dettagli ma sempre attenta all'equilibrio della canzone, realizzata insieme a Dario Mazzoli, che oltre agli arrangiamenti e alla produzione artistica contribuisce anche al basso, alle percussioni e ai cori. Le linee di basso trovano così un punto di continuità con il lavoro dei batteristi Tommy Bradascio, Raffaele Contorni, Giovanni Massari e Lele Melotti, capaci di alternare spinta ritmica e sensibilità dinamica senza mai appesantire le composizioni.

Le tastiere di Antonio Benetto, Roberto Binetti e Nicola Manniello ampliano la tavolozza armonica del disco, creando ambienti sonori che si muovono tra canzone d'autore, progressive e art rock. Le chitarre di Fabrizio "Bicio" Leo, Marco Vecchio, Luca Verde e dello stesso Lanzetti aggiungono sfumature differenti, passando da interventi più lirici a soluzioni dal carattere maggiormente rock, sempre al servizio della narrazione musicale.

Un ruolo importante è affidato anche ai fiati: il sax di Giancarlo Porro dialoga con la sezione fiati composta da Sebastiano Maretti, Paolo Raineri e Mauro Vergimigli, arricchendo diversi passaggi con colori e aperture che conferiscono profondità agli arrangiamenti. Le percussioni di Alberto Callegari, Dario Mazzoli e Giovanni Massari contribuiscono ulteriormente alla varietà timbrica dell'album, mentre i cori affidati a Bernardo Lanzetti, Wilma Milani, Dario Mazzoli e Marco Vecchio aggiungono spessore emotivo e valorizzano alcuni dei momenti più melodici del lavoro.

L’impressione è che i dieci brani siano attraversati da un filo comune che tiene insieme esperienza, osservazione del presente e una continua riflessione sul tempo. Inseguendo il Maestro apre il disco come dichiarazione d’intenti, mettendo subito al centro l’idea di un percorso più che di un punto d’arrivo.

Amato Canto si muove su un registro più lirico e cantautorale, dove melodia e scrittura cercano un equilibrio naturale. Non Andare, nata come composizione per Ornella Vanoni, viene qui riletta da Lanzetti con un approccio più intimo e raccolto, che ne riorienta il senso all’interno del suo universo espressivo.

Boom Boomer introduce una lettura ironica e disincantata sul tema generazionale, giocando su parole e atteggiamento senza spezzare la coerenza del flusso narrativo. Subito dopo, Quanti Baci alleggerisce il percorso con un andamento più immediato e melodico, sospeso tra memoria e intuizione.

Brandelli si muove su un mid tempo solido, sostenuto da un lavoro di chitarre particolarmente presente e ben definito, che dà corpo al brano. Anche i fiati intervengono in modo deciso, contribuendo ad ampliare la struttura e a rafforzarne la profondità timbrica. La scrittura resta essenziale, mentre la voce di Lanzetti si impone con una presenza bella tosta, energica e ben salda dentro l’andamento del brano, evitando soluzioni più enfatiche ma mantenendo grande forza espressiva.

Mai Dire Mai si muove su un registro riflessivo e sospeso, con una scrittura essenziale e una voce intensa ma controllata, che mantiene equilibrio e profondità espressiva senza cercare enfasi.

Ombre In Attesa, altra rilettura di un brano nato per Ornella Vanoni, aggiunge profondità emotiva e una nuova prospettiva interpretativa, riportando la composizione nel pieno universo espressivo dell’autore.

Sono Le Parole è uno dei momenti più centrati sul rapporto tra testo e musica, fino a diventare una riflessione diretta sul senso stesso del dire e del cantare, dove la parola diventa struttura portante dell’intero brano.

In chiusura, Un Salto Nel Buio amplia ulteriormente la prospettiva del disco, lasciando emergere una sensazione di apertura più che di conclusione, come se il percorso restasse volutamente sospeso e ancora in divenire.

Inseguendo Il Maestro si chiude con la sensazione di trovarsi davanti a un lavoro che non ha bisogno di proclami per affermare la propria identità. È un disco che respira esperienza, ma senza trasformarla in peso; che guarda al passato senza lasciarsene imprigionare, e che soprattutto continua a interrogare il presente con una lucidità rara.

In ogni brano si percepisce la volontà di mantenere viva una tensione creativa che attraversa tutta la carriera di Bernardo Lanzetti: quella tra disciplina e libertà, tra forma e istinto, tra parola e suono. Anche quando la scrittura si fa più essenziale, resta intatta quella capacità di rendere riconoscibile un gesto vocale e compositivo che non ha mai cercato scorciatoie.

Non è un disco che chiude un cerchio, ma uno che lo riapre continuamente. L’idea di “inseguire il maestro” diventa così una postura esistenziale prima ancora che artistica: il tentativo di non dare mai per acquisito ciò che si è imparato, di rimettere in gioco ogni certezza, di lasciare spazio al dubbio come forma di movimento.

Ed è forse proprio qui che il lavoro trova il suo senso più profondo. Non nella celebrazione di una carriera già straordinaria, ma nella sua prosecuzione naturale, ancora inquieta e viva. Un disco che non chiede di essere incasellato, ma ascoltato nel suo fluire, come il percorso di un artista che continua a camminare senza smettere di cercare.

 

ASCOLTO








mercoledì 3 giugno 2026

L’Italia dentro la storia del prog


Esiste un viaggio tra le voci più affascinanti del progressive rock, con una nuova selezione di artisti che hanno lasciato un segno profondo nella storia del genere, una lista nata anche grazie ai suggerimenti arrivati dai fan, segno che la comunità del prog è viva, attenta e appassionata.

Accanto a figure iconiche come Roger Hodgson, David Gilmour, Demis Roussos, Robert Wyatt e Roger Chapman, spicca con forza anche una presenza italiana. Bernardo Lanzetti, voce storica di Acqua Fragile e poi della PFM, rappresenta un tassello fondamentale del nostro patrimonio musicale. La sua timbrica inconfondibile, il suo modo di interpretare e la sua capacità di portare nel prog un’impronta personale e riconoscibile lo collocano a pieno titolo tra i grandi del genere.

In questa nuova tappa si incontrano dieci vocalist che hanno saputo trasformare la voce in strumento narrativo, emotivo, teatrale. Un percorso che attraversa scuole diverse, sensibilità differenti e un’epoca in cui il rock cercava nuove forme espressive. E dentro questo mosaico internazionale, l’Italia c’è, con dignità e talento.





giovedì 28 maggio 2026

Bernardo Lanzetti pubblica oggi il nuovo album, "Inseguendo il maestro”


Bernardo Lanzetti annuncia oggi l’uscita del suo nuovo album Inseguendo il maestro 

Il disco raccoglie dieci brani interamente in italiano e segna un passaggio significativo nel suo percorso artistico.

L’uscita era già stata anticipata nei giorni scorsi, ma da oggi l’album è disponibile su tutte le piattaforme.

Un lavoro che merita attenzione da parte di chi segue la sua storia musicale.

 







domenica 5 aprile 2026

Acqua Fragile, un ritorno di luce nella mappa del prog

 

Quando una rivista come Rock decide di mettere ordine nella galassia del progressive e di elencare i 300 dischi più importanti del genere, il risultato non è mai soltanto una classifica. È una cartografia emotiva, un modo per capire come certe opere continuino a irradiare significato a distanza di decenni. In cima, prevedibilmente, In the Court of the Crimson King: l’archetipo, la matrice, il punto da cui tutto si è allargato. Ma è scorrendo verso il cuore della lista che si incontrano le sorprese più rivelatrici.

Fra queste, al numero 204, compare Acqua Fragile (1973), il debutto dell’ensemble emiliano guidato da Bernardo Lanzetti, Franz Dondi e Piero Canavera, con l'aggiunta di Maurizio Mori e Gino Campanini.

Una posizione che, letta oggi, ha il sapore di un riconoscimento tardivo ma limpido. Lo stesso Lanzetti, con la sua ironia affilata, ha commentato: «La rivista ROCK ha elencato i 300 dischi più importanti del PROG. “In The Court Of The Crimson King” è al N°1 mentre Acqua Fragile (1973) è al 204!». Una constatazione che non è un lamento, ma un sorriso, quello di chi sa che quel disco, all’epoca quasi un oggetto anomalo, ha trovato finalmente il suo posto nella memoria collettiva. Semmai ci sarebbe da riflettere su alcune "nullità menzionate"!

Perché Acqua Fragile resta un unicum. Uno dei pochi album prog italiani interamente cantati in inglese, con un’impronta internazionale che non imitava, ma dialogava. Le influenze di Genesis, Yes e Gentle Giant non erano travestimenti, bensì materiali di lavoro: armonizzazioni west-coast, cambi di tempo calibrati, un gusto melodico che non sacrificava mai la complessità. Morning Comes, Comic Strips, la suite immaginifica Science Fiction Suite: brani che rivelano una scrittura già matura, sostenuta da una produzione - Claudio Fabi e la PFM - capace di valorizzare intrecci vocali e dettagli strumentali.

Riascoltato oggi, il disco mostra una freschezza che sorprende. Non ha la monumentalità di certi colossi britannici, né l’oscurità barocca di alcune opere italiane coeve. È un lavoro di equilibrio, di trasparenza, di ricerca timbrica. Un album che non pretende di essere epico, e proprio per questo lo diventa: perché non forza la mano, non rincorre il gigantismo, non si nasconde dietro la complessità. È un disco che respira.


La sua presenza nella classifica di Rock non è un premio alla nostalgia, ma un riconoscimento alla coerenza. In un panorama dove molti gruppi hanno cercato di piegare il prog verso il virtuosismo o verso la teatralità, Acqua Fragile ha scelto la via più difficile: quella della misura. E oggi quella scelta appare sorprendentemente moderna.

Il numero 204, in fondo, non è un gradino. È un punto sulla mappa. Un luogo in cui tornare per capire come il prog italiano abbia saputo essere internazionale senza perdere identità, e come un gruppo emiliano, nel 1973, abbia inciso un disco che continua a parlare con una voce propria.

E forse è proprio questo che Lanzetti, con la sua frase, lascia intendere: non serve essere primi per restare. Serve essere necessari. E Acqua Fragile lo è ancora.









giovedì 2 aprile 2026

Una storia unica: due sere per ritrovare il progressive italiano

 

Il 21 marzo 2026, alle 21:00, al Gran Teatro Geox di Padova, e il 30 marzo 2026 all’Auditorium Ennio Morricone di Roma, quattro protagonisti assoluti del progressive italiano hanno condiviso lo stesso palco per la prima volta: Banco del Mutuo Soccorso, Of New Trolls, Le Orme, e Bernardo Lanzetti.

Un incontro irripetibile, pensato per raccontare - e non solo celebrare - una storia unica: la traiettoria del progressive italiano, così diversa da ogni altra scena europea, così libera da modelli rigidi, così capace di trasformare la musica in un luogo di visione.

La serata di Padova è stata il punto d’avvio. Un teatro pieno, un pubblico attento, la sensazione che l’idea - tre percorsi paralleli che per decenni non si erano mai incrociati davvero - stesse finalmente trovando una forma concreta. Non un’operazione nostalgia, non un collage di repertori, ma un dialogo. Ognuno con la propria identità, ognuno con il proprio modo di intendere la libertà musicale.

Lanzetti, con la sua voce e la sua presenza scenica, ha portato in quel contesto un elemento di continuità e di rottura insieme: la memoria di una stagione irripetibile e, allo stesso tempo, la capacità di renderla presente senza musealizzarla.

Le immagini che accompagneranno questo articolo vengono tutte dalla seconda serata, quella del 30 marzo all’Auditorium Ennio Morricone di Roma. Ed è giusto così: Roma non è stata solo una replica, ma un compimento.

Sul palco, le tre storie fondamentali del prog italiano - Banco, Of New Trolls, Le Orme - si sono intrecciate con naturalezza. Accanto a loro, Lanzetti ha trovato uno spazio che non era di rappresentanza, ma di relazione… la voce che attraversa epoche diverse senza irrigidirsi, la capacità di tenere insieme racconto e presenza, memoria e gesto.

Il progressive italiano, in fondo, non è mai stato un genere. È stato un modo di pensare la musica. Un luogo dove suono, letteratura, teatro e immaginazione si sono incontrati senza chiedere permesso. Un linguaggio che non imitava: trasformava.

E vederlo oggi, su un palco romano, ancora capace di creare relazione tra musicisti e pubblico, tra generazioni diverse, è forse la cosa più contemporanea che possa accadere.

Padova ha acceso la miccia. Roma ha dato la misura. In mezzo, la consapevolezza che certe storie non si ripetono, si rivelano di nuovo, quando trovano il contesto giusto.

Ogni gesto, ogni suono, perfino ogni imperfezione ha restituito una forma precisa. Presente. Non un reperto, non un esercizio di memoria, ma un atto vivo.

Il progressive italiano è sempre stato questo, un modo di costruire mondi, più che canzoni. E in quelle due sere, quel mondo si è riaperto. Ha respirato di nuovo.

Non sono stati solo concerti. Sono stati momenti rari. E quei momenti, quando accadono, restano.





lunedì 16 marzo 2026

Una Storia Unica: il Progressive Italiano si riunisce sullo stesso palco

 


Un annuncio destinato a segnare la storia del progressive rock italiano: il 21 marzo 2026, alle 21:00, sul palco del Gran Teatro Geox di Padova, e il 30 marzo 2026 all’Auditorium Ennio Morricone di Roma, saliranno insieme - per la prima volta - Banco del Mutuo Soccorso, Of New Trolls, Le Orme e Bernardo Lanzetti. Un incontro irripetibile per celebrare e raccontare “Una Storia Unica”.

Il titolo scelto da Vittorio Nocenzi sintetizza perfettamente la portata dell’evento: una storia davvero unica, costruita attraverso un lungo percorso musicale condiviso, ma interpretato da quattro anime diverse dello stesso genere. Quattro visioni, quattro stili, un solo grande racconto.

Sul palco, i protagonisti ripercorreranno i classici dei loro repertori monumentali - quelli che li hanno consacrati tra i massimi esponenti del Rock Progressivo a livello internazionale - accanto ai brani pop che li hanno portati ai vertici delle classifiche e più volte al Festival di Sanremo. Sarà un viaggio attraverso la memoria collettiva di intere generazioni, che per la prima volta potranno vivere l’emozione di vederli riuniti in un unico, imperdibile concerto dal vivo.


Una Storia Unica

Sabato, 21/03/2026 - ore 21:00 PADOVA

Gran Teatro Geox


Lunedì 30 marzo 2026 all’Auditorium Ennio Morricone di Roma