Il 21
marzo 2026, alle 21:00, al Gran Teatro Geox di Padova, e il 30
marzo 2026 all’Auditorium Ennio Morricone di Roma, quattro
protagonisti assoluti del progressive italiano hanno condiviso lo stesso palco
per la prima volta: Banco del Mutuo Soccorso,
Of New Trolls, Le Orme, e Bernardo
Lanzetti.
Un incontro irripetibile, pensato per raccontare - e non solo celebrare - una storia unica: la traiettoria del progressive italiano, così diversa da ogni altra scena europea, così libera da modelli rigidi, così capace di trasformare la musica in un luogo di visione.
La serata di Padova è stata il punto d’avvio. Un teatro
pieno, un pubblico attento, la sensazione che l’idea - tre percorsi paralleli
che per decenni non si erano mai incrociati davvero - stesse finalmente
trovando una forma concreta. Non un’operazione nostalgia, non un collage di
repertori, ma un dialogo. Ognuno con la propria identità, ognuno con il proprio
modo di intendere la libertà musicale.
Lanzetti, con la sua voce e la sua presenza scenica, ha portato in quel contesto un elemento di continuità e di rottura insieme: la memoria di una stagione irripetibile e, allo stesso tempo, la capacità di renderla presente senza musealizzarla.
Le immagini che accompagneranno questo articolo vengono tutte
dalla seconda serata, quella del 30 marzo all’Auditorium Ennio Morricone di
Roma. Ed è giusto così: Roma non è stata solo una replica, ma un
compimento.
Sul palco, le tre storie fondamentali del prog italiano -
Banco, Of New Trolls, Le Orme - si sono intrecciate con naturalezza. Accanto a
loro, Lanzetti ha trovato uno spazio che non era di rappresentanza, ma di
relazione… la voce che attraversa epoche diverse senza irrigidirsi, la capacità
di tenere insieme racconto e presenza, memoria e gesto.
Il progressive italiano, in fondo, non è mai stato un genere.
È stato un modo di pensare la musica. Un luogo dove suono, letteratura, teatro
e immaginazione si sono incontrati senza chiedere permesso. Un linguaggio che
non imitava: trasformava.
E vederlo oggi, su un palco romano, ancora capace di creare relazione tra musicisti e pubblico, tra generazioni diverse, è forse la cosa più contemporanea che possa accadere.
Padova ha acceso la miccia. Roma ha dato la misura. In mezzo,
la consapevolezza che certe storie non si ripetono, si rivelano di nuovo,
quando trovano il contesto giusto.
Ogni gesto, ogni suono, perfino ogni imperfezione ha
restituito una forma precisa. Presente. Non un reperto, non un esercizio di
memoria, ma un atto vivo.
Il progressive italiano è sempre stato questo, un modo di
costruire mondi, più che canzoni. E in quelle due sere, quel mondo si è
riaperto. Ha respirato di nuovo.
Non sono stati solo concerti. Sono stati momenti rari. E quei
momenti, quando accadono, restano.
















