Bernardo Lanzetti – Inseguendo Il
Maestro (NAR Internazional distr. Warner, 2026)
Di Luca Paoli (MAT2020)
Tra scrittura, voce e memoria che
continua a cercare
Dopo l’apertura internazionale di Horizontal Rain (2021)
e le articolate e progressive trame sonore di Moving Fragments (2023)
con gli Acqua Fragile, Bernardo
Lanzetti sceglie una strada
diversa, più raccolta e in qualche modo più intima. Inseguendo il Maestro nasce interamente in italiano e questa scelta
finisce per influenzare profondamente il modo in cui le canzoni si sviluppano e
arrivano all’ascoltatore. Le parole acquistano un peso particolare, non solo
come veicolo narrativo ma come parte integrante della costruzione musicale, in
un equilibrio costante tra significato, melodia e ricerca armonica.
Nel seguire questo percorso resta forte anche uno sguardo
personale di ascolto e stima che attraversa il tempo. Dalle stagioni degli Acqua
Fragile fino alla parentesi straordinaria con la PFM, la sua voce ha
rappresentato per chi scrive una delle presenze più riconoscibili e coraggiose
del progressive italiano, capace di spingersi oltre le convenzioni senza mai
perdere identità. È una continuità che oggi, a distanza di anni, rende ancora
più interessante osservare le sue nuove direzioni.
Anche il titolo assume un significato che va oltre la singola
canzone. Inseguendo il Maestro racchiude l’idea che ogni percorso
artistico autentico nasca dall’incontro tra ciò che si è ricevuto in eredità e
ciò che si continua a cercare. Non c’è alcuna nostalgia né il desiderio di
ripercorrere modelli del passato, ma piuttosto la volontà di confrontarsi con
le proprie radici per spingersi oltre, in una tensione costante e mai risolta
che restituisce l’immagine di un artista che, dopo oltre cinquant’anni di
carriera, mantiene intatta una curiosità profonda e viva.
Ascoltando il disco si ha la sensazione che Lanzetti non stia
cercando di riaffermare ciò che è stato, ma di capire cosa possa ancora
diventare. La sua voce, immediatamente riconoscibile e lontana da qualsiasi
forma convenzionale, non funziona come semplice firma stilistica: diventa il
mezzo attraverso cui si articolano riflessioni sul tempo, sull’esperienza e su
un percorso creativo che non si esaurisce mai.
Questa presenza vocale resta il vero centro emotivo
dell’album. Pur conservando la sua forza distintiva, oggi appare più raccolta,
meno incline all’enfasi e più attenta alla parola e al suo peso specifico. In
brani come Inseguendo il Maestro, Amato Canto o Sono
Le Parole emerge infatti una dimensione quasi confidenziale, in cui il
canto si avvicina al racconto e la voce diventa strumento di pensiero oltre che
di espressione musicale.
Accanto alla voce di Lanzetti si sviluppa una produzione
ricca nei dettagli ma sempre attenta all'equilibrio della canzone, realizzata
insieme a Dario Mazzoli, che oltre agli arrangiamenti e alla produzione
artistica contribuisce anche al basso, alle percussioni e ai cori. Le linee di
basso trovano così un punto di continuità con il lavoro dei batteristi Tommy
Bradascio, Raffaele Contorni, Giovanni Massari e Lele
Melotti, capaci di alternare spinta ritmica e sensibilità dinamica senza
mai appesantire le composizioni.
Le tastiere di Antonio Benetto, Roberto Binetti
e Nicola Manniello ampliano la tavolozza armonica del disco, creando
ambienti sonori che si muovono tra canzone d'autore, progressive e art rock. Le
chitarre di Fabrizio "Bicio" Leo, Marco Vecchio, Luca
Verde e dello stesso Lanzetti aggiungono sfumature differenti, passando da
interventi più lirici a soluzioni dal carattere maggiormente rock, sempre al
servizio della narrazione musicale.
Un ruolo importante è affidato anche ai fiati: il sax di Giancarlo
Porro dialoga con la sezione fiati composta da Sebastiano Maretti, Paolo
Raineri e Mauro Vergimigli, arricchendo diversi passaggi con colori
e aperture che conferiscono profondità agli arrangiamenti. Le percussioni di Alberto
Callegari, Dario Mazzoli e Giovanni Massari contribuiscono
ulteriormente alla varietà timbrica dell'album, mentre i cori affidati a Bernardo
Lanzetti, Wilma Milani, Dario Mazzoli e Marco Vecchio
aggiungono spessore emotivo e valorizzano alcuni dei momenti più melodici del
lavoro.
L’impressione è che i dieci brani siano attraversati da un
filo comune che tiene insieme esperienza, osservazione del presente e una
continua riflessione sul tempo. Inseguendo il Maestro apre il
disco come dichiarazione d’intenti, mettendo subito al centro l’idea di un
percorso più che di un punto d’arrivo.
Amato Canto si muove su un registro più lirico e cantautorale,
dove melodia e scrittura cercano un equilibrio naturale. Non Andare,
nata come composizione per Ornella Vanoni, viene qui riletta da Lanzetti con un
approccio più intimo e raccolto, che ne riorienta il senso all’interno del suo
universo espressivo.
Boom Boomer introduce una lettura ironica e disincantata sul tema
generazionale, giocando su parole e atteggiamento senza spezzare la coerenza
del flusso narrativo. Subito dopo, Quanti Baci alleggerisce il
percorso con un andamento più immediato e melodico, sospeso tra memoria e
intuizione.
Brandelli si muove su un mid tempo solido, sostenuto da un lavoro di
chitarre particolarmente presente e ben definito, che dà corpo al brano. Anche
i fiati intervengono in modo deciso, contribuendo ad ampliare la struttura e a
rafforzarne la profondità timbrica. La scrittura resta essenziale, mentre la
voce di Lanzetti si impone con una presenza bella tosta, energica e ben salda
dentro l’andamento del brano, evitando soluzioni più enfatiche ma mantenendo
grande forza espressiva.
Mai Dire Mai si muove su un registro riflessivo e sospeso, con una
scrittura essenziale e una voce intensa ma controllata, che mantiene equilibrio
e profondità espressiva senza cercare enfasi.
Ombre In Attesa, altra rilettura di un brano nato per Ornella Vanoni,
aggiunge profondità emotiva e una nuova prospettiva interpretativa, riportando
la composizione nel pieno universo espressivo dell’autore.
Sono Le Parole è uno dei momenti più centrati sul rapporto tra testo
e musica, fino a diventare una riflessione diretta sul senso stesso del dire e
del cantare, dove la parola diventa struttura portante dell’intero brano.
In chiusura, Un Salto Nel Buio amplia
ulteriormente la prospettiva del disco, lasciando emergere una sensazione di
apertura più che di conclusione, come se il percorso restasse volutamente
sospeso e ancora in divenire.
Inseguendo Il Maestro si chiude con la sensazione di
trovarsi davanti a un lavoro che non ha bisogno di proclami per affermare la
propria identità. È un disco che respira esperienza, ma senza trasformarla in
peso; che guarda al passato senza lasciarsene imprigionare, e che soprattutto
continua a interrogare il presente con una lucidità rara.
In ogni brano si percepisce la volontà di mantenere viva una
tensione creativa che attraversa tutta la carriera di Bernardo Lanzetti:
quella tra disciplina e libertà, tra forma e istinto, tra parola e suono. Anche
quando la scrittura si fa più essenziale, resta intatta quella capacità di
rendere riconoscibile un gesto vocale e compositivo che non ha mai cercato
scorciatoie.
Non è un disco che chiude un cerchio, ma uno che lo riapre
continuamente. L’idea di “inseguire il maestro” diventa così una postura
esistenziale prima ancora che artistica: il tentativo di non dare mai per
acquisito ciò che si è imparato, di rimettere in gioco ogni certezza, di
lasciare spazio al dubbio come forma di movimento.
Ed è forse proprio qui che il lavoro trova il suo senso più
profondo. Non nella celebrazione di una carriera già straordinaria, ma nella
sua prosecuzione naturale, ancora inquieta e viva. Un disco che non chiede di
essere incasellato, ma ascoltato nel suo fluire, come il percorso di un artista
che continua a camminare senza smettere di cercare.
ASCOLTO

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