Sessanta musicisti, nessuna scaletta.
Il Memorial Contini all'Elfo
Nel giorno in cui Angelo Contini avrebbe compiuto
settantaquattro anni, lo Studio Elfo di Tavernago ha ospitato un
incontro che ha saputo riflettere fedelmente il suo modo di vivere la musica.
La giornata del 18 settembre, promossa dalla moglie Liliana, dalla
famiglia, dal regista Francesco Paladino e dall'instancabile Alberto Callegari,
non ha assunto la forma del concerto celebrativo né quella del festival
tradizionale. È diventata piuttosto un grande momento di condivisione tra
amici, artisti e musicisti provenienti da esperienze e paesi diversi, riuniti
nel nome dell'ascolto e della ricerca sonora.
L'aspetto più significativo dell'intera giornata è stato però
un altro. Nella maggior parte delle performance la musica è stata totalmente
improvvisata. Nessuna partitura, nessuna scaletta prestabilita, nessun
repertorio da rispettare. Ogni intervento nasceva nell'istante e si sviluppava
attraverso il dialogo tra i partecipanti, seguendo intuizioni, suggestioni e
reazioni reciproche. Una pratica che apparteneva profondamente alla sensibilità
artistica di Angelo Contini e che ha rappresentato il vero filo conduttore
dell'evento.
Per oltre otto ore il suono ha continuato a trasformarsi,
cambiando forme, colori e combinazioni. Fiati, pianoforte, contrabbasso,
percussioni, elettronica, strumenti etnici, poesia performativa e vocalità
sperimentale hanno dato vita a un flusso continuo nel quale ogni incontro
apriva nuove possibilità. I campi della Valluretta si sono trasformati così in
un autentico atlante sonoro e umano, attraversato da presenze artistiche
differenti ma unite dalla stessa disponibilità all'ascolto.
Tra i partecipanti era presente anche Bernardo Lanzetti, che ha ricordato come
Angelo Contini facesse parte di una comunità internazionale di musicisti
europei impegnati da anni nella pratica dell'improvvisazione totale. Lo stesso
Lanzetti ha raccontato di aver incontrato Contini una sola volta, durante un concerto
in Liguria, restando colpito dalla capacità del musicista di spostare
completamente il baricentro di ciò che accadeva sul palco attraverso interventi
imprevedibili e creativi.
Per il cantante l'iniziativa ha avuto anche un altro valore.
Occasioni come questa permettono infatti di entrare in contatto con musicisti
che operano lontano dalle logiche consuete del mercato discografico e di
confrontarsi con realtà artistiche provenienti da diversi paesi europei. Un
patrimonio culturale che trova nello Studio Elfo un luogo ideale di incontro e
di sperimentazione.
Tra i momenti più apprezzati della giornata vi è stata la performance che ha visto protagonista lo stesso Bernardo Lanzetti insieme a Pat Moonchy, Connie Valentini e Rita Tekeyan. Liberi da ogni vincolo legato al repertorio, i quattro hanno costruito una trama vocale fatta di richiami, sovrapposizioni, improvvise aperture e sorprendenti intrecci sonori, perfettamente in sintonia con lo spirito dell'intero memorial.
L'atmosfera è rimasta per tutta la giornata informale e
partecipata. Attorno alla musica si sono alternati momenti di convivialità,
incontri e conversazioni, mentre le installazioni artistiche presenti nello
spazio contribuivano ad ampliare ulteriormente il dialogo tra le diverse forme
espressive. Persino oggetti quotidiani venivano occasionalmente trasformati in
sorgenti sonore, a testimonianza di una creatività libera da qualsiasi schema
precostituito.
Alberto Callegari ha documentato integralmente l'evento, mentre Stefano
Galvani di Musica Jazz ne ha realizzato il reportage fotografico.
Dalle registrazioni potrebbe nascere in futuro una
pubblicazione discografica accompagnata da materiale editoriale capace di
conservare la memoria di una giornata davvero speciale.
Poco prima della mezzanotte è arrivato il momento più
simbolico. Una delle conchiglie appartenute ad Angelo Contini è passata di mano
in mano tra gli ultimi presenti. Ognuno vi ha affidato un soffio, trasformando
un gesto semplice in un saluto collettivo. Un'immagine che ha racchiuso il
senso più profondo dell'intera manifestazione, dove il ricordo si è tradotto in
incontro, partecipazione e continua creazione.
È stata probabilmente l'immagine che meglio ha raccontato il senso del Memorial. Non una celebrazione nostalgica, ma un incontro vivo, costruito sull'ascolto, sulla condivisione e sulla libertà creativa. Per oltre otto ore la musica improvvisata ha continuato a generare relazioni, dialoghi e sorprese, proprio come Angelo avrebbe desiderato. E quando l'ultimo suono si è dissolto sotto la luna della Valluretta, è rimasta la sensazione di aver partecipato non a un evento commemorativo, ma a qualcosa che continua ancora oggi a respirare attraverso le persone che lo hanno vissuto.
Tra gli artisti presenti figuravano Alberto Callegari, Massimo Falascone, Roberto Del Piano, Gianfranco "French" Scala, Pat Moonchy, Connie Valentini, Giuseppe "Joe" Barreca, Tony Rusconi, Martin Mayes, Antonio Amodeo, Gianni Mimmo, Thomas Mielke, Xavier Iriondo, Cristiano Calcagnile, Lorenzo Valenzi, Rita Tekeyan, Karin Veglier, Luciano Margorani e Susanna Galvani, insieme a numerosi altri musicisti che hanno contribuito a rendere unico questo lungo omaggio ad Angelo Contini.




